Made in Italy, il Comune di Campobasso accoglie l’invito di Coldiretti e chiede la modifica del codice doganale europeo | isNews
Il Capoluogo di Regione si schiera a difesa di produttori e consumatori contro “l’inganno in etichetta”
CAMPOBASSO. Anche il Comune di Campobasso si schiera in difesa di produttori e consumatori contro il dettato del Codice Doganale Europeo. Nella mattinata di oggi (15.04.2026) la Giunta di Palazzo San Giorgio ha infatti approvato una apposita delibera con la quale chiede la modifica del Codice Doganale, la normativa europea che consente a qualsiasi prodotto agricolo e/o zootecnico di fregiarsi del marchio ‘Made in Italy’ solo se l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale avvenga nel nostro Paese.
La deliberazione della Giunta del Comune capoluogo di regione, fortemente voluta dalla Sindaca Marialuisa Fore, e dall’Esecutivo comunale, arriva nel giorno in cui si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy che vede l’agroalimentare italiano quale principale ricchezza del Paese. “Questo atto – ha dichiarato la sindaca Forte a margine dell’approvazione – è pienamente in linea con la tutela e la valorizzazione dei nostri prodotti, anche molisani. Difendere il Made in Italy significa difendere la qualità, il lavoro delle nostre comunità e la credibilità delle nostre filiere. È fondamentale che l’origine reale delle materie prime sia chiara e trasparente, per garantire ai consumatori correttezza e ai produttori il giusto riconoscimento”.
“Sono sempre più numerosi i Comuni della regione – ha affermato il direttore regionale di Coldiretti, Aniello Ascolese – che stanno approvando apposite delibere per chiedere l’abolizione o la sostanziale modifica di questa norma che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di reddito e opportunità di export oltre a rappresentare un inganno per tutti i cittadini-consumatori ed un furto di identità a danno dei nostri agricoltori”.
“Per questo – ha spiegato il presidente regionale Claudio Papa – come Coldiretti Molise abbiamo inviato una missiva a tutti i Sindaci ed al Presidente della Regione, Francesco Roberti, chiedendo loro di promuovere l’approvazione di una apposita Delibera, da parte dei rispettivi Organi comunali e regionale, volta a sostenere l’abolizione, o la profonda modifica, del Codice Doganale dell’Unione e prevedere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di ogni prodotto”.
Un invito, ad oggi, raccolto già da circa 50 Comuni della regione, cui continuano ad aggiungersene altri, tutti convinti della bontà della battaglia lanciata dalla Coldiretti in difesa dell’agroalimentare italiano all’interno del quale non mancano le tante eccellenze del nostro territorio.
Sono moltissimi i prodotti falsi Made in Italy che ogni giorno i cittadini comprano credendo di acquistare un vero prodotto italiano: si va dai petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come Made in Italy, alle cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori; non fa eccezione l’ortofrutta trasformata, come i sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta, per i quali vale la medesima regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono, dunque, essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano.
Ma l’inganno del Codice Doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa; è questo il caso della mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire dal triplo concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato.
“Un malcostume – ha concluso il presidente Papa – consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, seppur in misura diversa, tutte le specialità tricolori, a partire da quelle a Denominazione di origine protetta”.
Coldiretti Molise ringrazia sin da ora, a nome dei propri associati e di tutti i produttori agricoli molisani, le Amministrazioni comunali che hanno già deliberato in tal senso o hanno provveduto ad inserire nell’ordine del giorno dei prossimi Consigli e Giunte comunali l’argomento in questione, e rinnova l’invito a tutti i Comuni ed alla Regione di sostenere quella che può essere definita, a ragione, una battaglia in difesa della trasparenza.
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