Daniele Amati, il fisico che ha cambiato la SISSA: addio al pioniere della ricerca open access

Trieste saluta per l’ultima volta Daniele Amati, il fisico teorico che ha lasciato un segno indelebile nella storia della SISSA. Lo scienziato è scomparso nella notte: tra pochi giorni – l’11 agosto – avrebbe festeggiato il suo 95esimo compleanno.
La sua è stata una vita densa di storia; era nato a Roma nel 1931, in una famiglia ebrea che fu costretta a lasciare l’Italia nel 1939. Per sfuggire alle leggi razziali, i suoi genitori scelsero l’Argentina come nuova casa. Fu proprio a Buenos Aires che scoccò la scintilla per la fisica, grazie all’incontro con giganti del calibro di Enrico Fermi, Richard Feynman e Freeman Dyson.
La crescita della SISSA e la passione per le neuroscienze
Dal 1986 al 2001, Amati ha guidato la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati attraverso una trasformazione profonda. Sotto la sua ala è nata l’Area di Neuroscienze: una scelta lungimirante che ha aperto la strada a una ricerca capace di superare i vecchi confini tra le materie.
I responsabili dell’istituto lo ricordano con una certa emozione: “La SISSA che conosciamo oggi la dobbiamo a lui”. Il suo impegno andava ben oltre la semplice gestione di un ente; egli desiderava costruire un’identità internazionale basata sul confronto costante e sulla curiosità.
Trent’anni al CERN e la rivoluzione dell’Open Access
Prima di approdare stabilmente a Trieste, Amati ha vissuto un lunghissimo capitolo al CERN di Ginevra. Vi è rimasto per tre decenni, arrivando a coordinare la Divisione Teorica; un periodo in cui ha saputo dialogare con personalità diversissime, dal grande scrittore Italo Calvino fino a leader politici internazionali.
Il suo sguardo, però, era sempre rivolto al futuro della comunità scientifica e alla trasparenza dei dati. Per questo motivo ha sostenuto con forza l’editoria scientifica open access, promuovendo la nascita del Journal of High Energy Physics. La sua idea era quanto di più semplice possa esistere: la conoscenza deve essere un bene a disposizione di tutti i ricercatori, senza barriere economiche o digitali.
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