Toscana

Anpi, un nuovo presidente per la sezione di Grosseto: ecco chi è

Grosseto. Nel giorno più importante del calendario civile, l’elezione da parte del direttivo dell’Anpi di Grosseto del nuovo presidente di sezione, Elio Irudal, che subentra a Daniela Castiglione, la quale, ieri, sabato 25 aprile, ha tenuto la sua ultima orazione pubblica alla cerimonia di Marina di Grosseto.

Da parte delle iscritte e degli iscritti dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia, che domenica 3 maggio si riuniranno per l’assemblea annuale, gli auguri di buon lavoro al nuovo presidente della sezione Anpi “Carla Nespolo”.

Di seguito l’orazione odierna della presidente uscente Daniela Castiglione, presso il cippo di Marina di Grosseto dedicato ai martiri della Fiumara di San Leopoldo:

«Nel ringraziare per il consueto e gradito invito e per l’introduzione, nel saluto che rivolgo alle autorità intervenute ed alla cittadinanza presente corre per me l’obbligo di segnalare in questa ottantunesima celebrazione della Liberazione d’Italia dall’oppressione nazifascista l’eccezionalità della mia presenza. Sin dalla fondazione della sezione Anpi “Carla Nespolo” di Grosseto ho rivestito, con attenzione e rispetto alla pluralità ed alla storia dell’ente morale, la carica di presidente. Una funzione, quest’ultima, che gode per questa importante occasione di un brevissimo tempo supplementare data l’elezione avvenuta appena un’ora fa del nuovo presidente di sezione nella persona di Elio Irudal, in precedenza vicepresidente vicario nonché vostro concittadino qui a Marina di Grosseto. Pertanto ad Elio ed alle compagne ed ai compagni del direttivo sezionale dell’Anpi di Grosseto è indirizzata la mia gratitudine per aver condiviso mille lotte ed iniziative culturali all’insegna dell’antifascismo e della memoria attiva, insieme, naturalmente, all’affettuoso augurio di buon lavoro per un futuro ricco di soddisfazione per tutte le iscritte e gli iscritti della Sezione “Carla Nespolo”.

L’apertura effettiva dell’intervento odierno non può che partire da un pressante interrogativo che agita le nostre coscienze. Qual è il senso di celebrare il 25 aprile in un tempo in cui un pugno di tiranni sta distruggendo il mondo e ha rimesso in circolazione gli spettri del genocidio, del suprematismo etnico-religioso, del potere illimitato della violenza delle armi?

In questo tempo presente in cui il potere allo stato selvaggio domina nuovamente la nostra quotidianità decretando la fine definitiva di un’epoca storica, sentiamo l’obbligo di chiederci quale è stato il vero portato delle speranze nate dopo l’abisso umano del secondo conflitto mondiale. Cosa è rimasto del progetto di un nuovo ordine internazionale votato a garantire la pace attraverso il diritto e le regole, a riconoscere l’eguaglianza e la dignità? Cosa è rimasto della promessa che le generazioni future non avrebbero vissuto mai più gli orrori che avevano attraversato l’umanità con la guerra?

E, in primo luogo anche per noi dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia, quanto conta ancora e davvero custodire i valori di pace e libertà, di pluralismo e solidarietà inscritti nella Costituzione Italiana nata dalla Resistenza che in molti, da troppi anni, si stanno dedicando con perseveranza a picconare per riportare indietro l’orologio della storia?

Da troppi anni ogni 25 aprile siamo costretti a confrontarci con un tempo che smentisce la lezione della Resistenza, un tempo in cui, uscita di scena l’ultima generazione che aveva vissuto la tragedia della guerra e che si era opposta alla dittatura, sembra venuto meno anche il peso della responsabilità di custodire quella memoria e quell’impegno collettivo. Di fronte ai nuovi ed ai vecchi conflitti che incendiano il mondo attraverso una costante politica di divisione dei popoli per consegnarli ad un futuro di ostilità perpetua in nome dell’economia di guerra e dello sfruttamento, tornano di attualità le parole di Piero Calamandrei pronunciate nel periodo più duro della guerra fredda: “Il mondo è purtroppo diviso in compartimenti stagni da grandi muraglie che si dicono invalicabili, senza porte e senza finestre: ma queste mura non sbarrano soltanto quella linea che ormai si suol chiamare la Cortina di ferro e che taglia il genere umano in due emisferi ostili. Mura altrettanto invalicabili ci attorniano sui confini nell’interno degli Stati, spesso all’interno della nostra coscienza: le mura del conformismo, dell’imperialismo, del colonialismo, del nazionalismo: le mura che separano la miseria dal privilegio e dalla ricchezza spudorata e corrotta. Questo è ancora secondo me il compito della Resistenza”.

Dalle parole di questo padre della patria, così come dall’impegno trasversale e determinato riversato esattamente ottant’anni fa durante i lavori dell’Assemblea costituente dalla ventuno donne elette per la prima volta grazie al suffragio universale, è possibile comprendere quanto la lotta di Liberazione rappresenti una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. In questo scenario, il ruolo dell’associazione che in questo luogo sono chiamata a rappresentare, assume un portato valoriale che travalica un’appartenenza ad una sigla, ad un labaro ad una bandiera.

Noi non siamo proprietari o eredi, siamo semplici custodi della memoria, di una storia che non è materia per archivi, ma che è materia viva, presente nella nostra quotidianità. Il nostro impegno deve essere costantemente orientato alla responsabilità ed al mantenimento dell’ineludibile legame tra passato e presente, per offrire, in primo luogo ai giovani, la possibilità di comprendere il significato autentico di espressioni come libertà e pace senza dimenticare colpevolmente le privazioni e le sofferenze che sono state necessarie per ottenerle. Educare alla memoria significa formare cittadini consapevoli, capaci di rinnovare i valori che ispirano la nostra convivenza civile.

Il 25 aprile a Marina di Grosseto, accanto a questo cippo che ricorda le sei vittime civili dell’insensata strage della Fiumara di San Leopoldo, rappresenta un luogo simbolico della liberazione al pari di molti luoghi del nostro Paese segnati dalla barbarie nazista e fascista. E nel ricordare il sacrificio di quanti hanno sofferto o combattuto per restituirci la libertà, ribadiamo solennemente anche l’impegno assunto dalla Repubblica italiana con la Carta costituzionale in favore della pace, del rispetto dei diritti umani, della costruzione di società nazionali e internazionali più giuste e solidali. Viva la Liberazione ed il 25 Aprile. Viva la Repubblica democratica e antifascista!»


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