con sondaggi favorevoli a Schlein, vedremmo reazioni diverse
di Serena Poli
L’attesa logora tutto. In politica, poi, l’attesa logora in primo luogo un elettorato rimasto appeso per mesi a dichiarazioni, smentite, precisazioni e chiacchiere. Già a partire dal post referendum assistiamo a un teatrino infinito in cui si rinvia continuamente ogni scelta strategica, mentre si lascia che media e analisti ricamino su ipotetici candidati o rispolverino figure impresentabili.
Proprio da questo blog, poche settimane fa, invitavo gli astensionisti ad andare a votare, un atto che ritengo indispensabile per una questione di rappresentanza e di conteggio politico: contarsi serve a mostrare il peso reale delle diverse sensibilità, segnalando ai leader con chi conviene davvero interloquire e in quale direzione spostare il baricentro programmatico nelle tornate successive. Eppure, di fronte allo spettacolo di questi mesi, comincia a farsi strada in me una crescente empatia nei confronti di chi decide di astenersi. Rimango della mia idea, ma con una maggior comprensione delle ragioni di chi rinuncia.
La responsabilità principale di questa disaffezione sta in un’opposizione incapace di comprendere quanto sia disastrosa e inefficace la propria comunicazione. In primis, appunto, l’attesa: a giugno hanno detto “a fine settembre ci troveremo per parlare di programma”. A fine settembre? Un capolavoro di lentezza, pigrizia o noncuranza? Non saprei: il dato certo è che sarebbero capaci di perdere un treno che viaggia con 6 ore di ritardo (ogni riferimento al Ministro dei Trasporti è puramente casuale). Ma il punto di caduta più nocivo riguarda le primarie. La questione del programma prima delle primarie o delle primarie prima del programma è tutt’altro che neutra ed è, al momento, un disastro concettuale, ben rappresentato da quanto accaduto ieri (3 agosto) a reti e giornali unificati: il solito rituale del dito puntato contro Giuseppe Conte. La sua colpa? Aver osato dire una cosa banalissima: “se vincessi io le primarie, farei…”. Non importa nemmeno cosa ci fosse dopo quel “farei”, perché tutti sono balzati in cattedra, indignati: “no eh, prima si fa il programma e poi le primarie!”.
Ma che idea di rappresentanza hanno queste persone? E che idea di rappresentanza abbiamo anche noi, se ci facciamo scivolare addosso questo stravolgimento? Affermare che un candidato non possa dire “se vinco io le primarie, faccio X”, significa svuotare tutto.
Capiamoci bene: davvero siamo arrivati a pensare che il programma debba essere blindato prima, a porte chiuse e poi gli elettori vanno solo a scegliere la comparsa?
Scherziamo, sì? Se vinci le primarie (che siano di partito o di coalizione), hai il mandato politico di chi ti ha votato per portare avanti la tua visione: ovviamente con i compromessi e i ‘contentini’ del caso, ma il leader che vince non può essere il mero passacarte di qualsiasi desiderata a scapito della maggioranza dell’elettorato d’area che gli ha assegnato la leadership. Le primarie, per definizione, servono a dare una linea. Se la linea è già stabilita, non si fanno: si sceglie qualcuno, chiunque, non importa chi… tanto deve solo seguire il copione.
Domandiamoci perché a giorni alterni si parla di Silvia Salis e, ultimamente, addirittura si rispolvera il nome di Mario Draghi: i sondaggi danno Conte in vantaggio come possibile leader, ed ecco che tutti iniziano improvvisamente a rivedere le proprie posizioni: chi mettendo in dubbio l’opportunità stessa di farle, queste primarie, chi provando a snaturarle per fare in modo che sia la linea stabilita a tavolino a guidare il leader, e non il leader eletto a dettare la linea. Diciamoci la verità: a parti invertite, con sondaggi stabilmente favorevoli a Schlein, avremmo reazioni del tutto diverse e gioiose celebrazioni della democrazia dal basso.
Invertire l’ordine dei fattori serve ai soliti noti e fa crescere la disaffezione. Non sorprende il fatto che molti preferiscano starsene a casa: senza contendibilità non c’è rappresentanza, resta solo la messinscena.
Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.
Source link




