Ambiente

come proteggere il focus e migliorare le decisioni

Negli ultimi anni, lavorando con manager e team all’interno di organizzazioni sempre più complesse, matriciali e interconnesse, ho osservato un fenomeno ricorrente: persone competenti, motivate e preparate che faticano però sempre di più a mantenere lucidità, attenzione e orientamento nelle priorità.

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Paradossalmente, il problema non sembra essere la mancanza di informazioni. Al contrario, viviamo nell’epoca dell’overload informativo, immersi in una quantità di input senza precedenti: mail, notifiche continue e di ogni tipo, report, dashboard, contenuti digitali pressoché infiniti su qualunque argomento, aggiornamenti continui. In tutto questo si inseriscono informazioni spesso contraddittorie o prive di reale utilità, a volte falsate o sbagliate, che rendono ancora più difficile distinguere il segnale dal rumore, cioè le informazioni rilevanti o strategiche, da quelle ridondanti o superflue.

Alcune ricerche hanno mostrato, e misurato, come la mole di input che riceviamo quotidianamente si sia moltiplicata in modo esponenziale rispetto a solo qualche decennio fa. Ancora, già negli anni Settanta, il premio Nobel Herbert Simon osservava come “a wealth of information creates a poverty of attention”: una riflessione che oggi appare più attuale che mai. Nell’economia della conoscenza, infatti, il punto critico non è più l’accesso alle informazioni, ma la capacità di capire quali informazioni hanno un reale valore e di conseguenza proteggere e orientare consapevolmente la propria attenzione.

Daniel Goleman poi, nel suo libro Focus, riprende diversi studi sul cosiddetto mind wandering: la nostra mente tende naturalmente a vagare molto più frequentemente di quanto immaginiamo, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Alcune ricerche dell’Università di Harvard mostrano come una parte significativa del nostro tempo mentale sia occupata da continui spostamenti dell’attenzione. In assenza di un focus chiaro, il cervello in modalità “default” passa rapidamente da un pensiero all’altro. Un’ulteriore criticità è che oggi questo meccanismo incontra anche un ecosistema, fisico e soprattutto digitale, costruito per catturare costantemente la nostra attenzione: social, notifiche, messaggi, alert, contenuti personalizzati, richieste continue di risposta e interazione.

Focus e attenzione

Sempre più spesso, durante seminari o speech, premetto ai partecipanti che qualunque cosa io possa dire loro è reperibile anche con altri mezzi e da altre fonti, solo che sarebbe per loro difficile individuare e selezionare le informazioni di valore nel mare magnum disponibile e, comunque, non avrebbero poi il tempo di leggere ed approfondire ciò che trovano, presi da innumerevoli altri input e stimoli! Quindi, ancor di più, dico loro, è importante che colgano l’opportunità del momento ponendo il massimo dell’attenzione a quello che sentono e all’esperienza che vivono; allo stesso tempo io sento sempre più la responsabilità di lavorare innanzitutto sul loro focus e sulla qualità della loro attenzione, ancora prima che sui contenuti.


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