Ambiente

donne e giovani ancora ai margini dei CdA


«Il vero nodo – precisa in proposito Visentin – è la necessità di creare una maggiore consapevolezza e cultura sui temi della governance». Una cultura che, secondo il presidente di Cuoa, deve coinvolgere non solo proprietà e vertici aziendali ma anche la prima linea manageriale. «In molte organizzazioni la governance è ancora percepita come un insieme di adempimenti burocratici o, peggio, un costo necessario imposto dalle normative, e questa è una visione anacronistica e soprattutto pericolosa per le imprese che puntano alla crescita». Se la competitività, in altre parole, non può essere messa a rischio, il cambio di prospettiva deve essere sostanziale. «Una governance evoluta e ben progettata – aggiunge infatti Visentin – è infatti un investimento strategico e il fattore abilitante primario per sostenere qualsiasi percorso di sviluppo». Un percorso che può essere sostenuto anche attraverso operazioni di fusione e acquisizione, processi in cui la governance diventa capacità di allineare decisioni, tempi, priorità e responsabilità e di gestire persone e culture, trasformando un obiettivo di creazione di valore in un progetto industriale concreto.

Alla domanda se le imprese stiano aprendo i propri vertici perché convinte del valore economico della diversità o per effetto di pressioni reputazionali e normative, Visentin non dà una risposta univoca, rilevando come «sono probabilmente sono presenti entrambe le chiavi di lettura, ma con un equilibrio ancora in evoluzione». È però oggettivo, come si legge nell’Osservatorio, che le aziende più esposte al mercato dei capitali mostrano livelli relativamente più alti di apertura e che le imprese con governance più strutturate presentano mediamente risultati migliori. «La diversità di genere, età e competenze – questo il pensiero del Presidente di Cuoa – appare meno come un fine in sé e più come una dimensione della qualità complessiva del sistema decisionale». Non si tratta quindi soltanto di includere nuove persone nei vertici, ma di aumentare la capacità dell’azienda di leggere contesti complessi, gestire discontinuità e prendere decisioni più robuste.

Il CdA come motore strategico

La trasformazione più importante in prospettiva è probabilmente proprio questa. Per Visentin, in termini concreti, il Consiglio di Amministrazione deve smettere di essere interpretato prevalentemente come organo di controllo e diventare sempre più un “motore strategico”, capace di definire le linee guida e approvare i piani di investimento che sostengono la crescita. Un CdA adeguato alle sfide attuali deve allargare il proprio perimetro di competenze, deve affiancare alla consapevolezza finanziaria e legale la capacità di leggere temi come sostenibilità, innovazione digitale e geopolitica. E deve esserci, non di meno, una vera dialettica con il management, in modo che l’esecuzione operativa rimanga coerente con gli obiettivi di lungo periodo.

«Un Consiglio efficace – sottolinea Visentin – dovrebbe essere caratterizzato da integrazione di prospettive, con la presenza di consiglieri con background differenti, ma anche da indipendenza, con la presenza di amministratori non legati al management o agli azionisti di controllo». L’obiettivo cui le aziende devono tendere è fare in modo che le decisioni chiave, dagli investimenti alle operazioni straordinarie, siano prese nell’interesse dell’impresa e della sua crescita sostenibile. E in questa prospettiva, la partecipazione alle scelte strategiche di donne e giovani diventa uno degli indicatori della capacità di un’organizzazione di aprire il proprio processo decisionale a esperienze e competenze diverse.

La sfida è trasformare il ricambio in qualità

La vera sfida, che emerge fra i numeri dell’Osservatorio, non è sostituire una generazione con un’altra, né introdurre la diversity nei CdA come un esercizio di rappresentanza. La scommessa da vincere per le imprese (e quelle familiari in particolare) è costruire Consigli più strutturati, capaci di tenere insieme esperienza e innovazione, continuità e discontinuità, conoscenza dell’impresa e capacità di interrogare maggiormente le proprie decisioni e di guardare oltre i propri confini. Il processo di ricambio, come confermano i dati di presenza di donne, Millennials e Gen Z nella stanza dei bottoni, è ancora lento, ma la questione più profonda è fondamentalmente un’altra: quanto sono attrezzati i luoghi del potere aziendale per prendere decisioni adeguate alla complessità del presente? La risposta, come abbiamo visto, passa anche dalla composizione dei Consigli di Amministrazione. «La diversità di genere, età e competenze – ha concluso Visentin – non è soltanto un obiettivo di inclusione ma una dimensione della qualità complessiva del sistema decisionale». Ed è per questa necessaria evoluzione che Cuoa ha dato vita al Corporate Governance Center, un nuovo spazio permanente di ricerca e confronto dedicato allo sviluppo dei modelli di governo delle imprese italiane.


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