Veneto

«Non servono i metal detector, ma educazione e prevenzione»


«Quanto accaduto a Conselve è un fatto grave che non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca». A parlare è Alberto Ruggin, presidente di Anief Padova e Rovigo, in riferimento all’aggressione avvenuta giovedì scorso nei bagni dell’Enaip ai danni di un quindicenne. Ruggin sottolinea come la scuola debba essere un luogo sicuro per studenti e personale, ma al tempo stesso la sicurezza non possa essere affrontata soltanto come una questione di controlli e sorveglianza.

«Non servono metal detector nelle scuole: i pugni superano i controlli di un metal detector – ribadisce -. La violenza non nasce necessariamente dalla presenza di un’arma, ma può essere il risultato di un conflitto non gestito, di un disagio o di una mancanza di educazione al rispetto dell’altro». «Per questo – prosegue il presidente di Anief – la vera sfida è investire molto di più in educazione, prevenzione, ascolto e presenza educativa, mettendo nelle condizioni docenti, educatori e personale scolastico di intervenire prima che il conflitto degeneri».

E c’è un altro punto fondamentale, secondo Ruggin: «La scuola non può essere lasciata sola. L’educazione alla legalità, al rispetto e alla gestione dei conflitti si costruisce attraverso quel Patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia che sempre più spesso rischia di rimanere soltanto sulla carta. Famiglia e scuola devono tornare a essere alleate, con ruoli diversi ma una responsabilità comune: educare i ragazzi al rispetto delle regole, dell’altro e della convivenza civile».

«La sicurezza a scuola – conclude – non si costruisce trasformando gli istituti in luoghi blindati. Si costruisce ogni giorno attraverso relazioni educative solide, prevenzione e responsabilità condivisa».


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