Liguria

Piano regolatore, Paroli accelera su depositi e riempimenti: “Non si può chiudere il porto più importante d’Italia”


Genova. Sul tavolo del nuovo Piano regolatore di sistema dell’Autorità Portuale di Genova si incrociano i dossier più caldi della città: dal controverso trasferimento dei depositi chimici agli ampliamenti a ponente, fino alla riorganizzazione della cantieristica. Attività il cui impatto può essere determinante anche per la città e i suoi quartieri. Dopo le prime notizie relative alle ipotesi di riassetto e potenziamento del bacino portuale di Pra’ – notizie che hanno già aperto un intenso dibattito a tutti i livelli – il presidente dell’autorità portuale Matteo Parolo, prova a fare ordine, indicando le priorità e provando a “difendere” le redini del confronto.

“Non è il momento per parlare di ipotesi prevalenti – precisa Paroli a margine della decima edizione del think tank Liguria 2030 di Ambrosetti tracciando la rotta sulle valutazioni in corso – Abbiamo diverse ipotesi, ognuna ha dei vantaggi, sia per i depositi, sia per le espansioni dei nostri traffici“. Una partita aperta in cui il peso delle decisioni non ricadrà solo sulle istituzioni locali, ma anche su chi il porto lo vive e lo fa funzionare ogni giorno. Se infatti “Regione e Comuni avranno una particolare rilevanza nel confronto”, Paroli rivendica l’importanza del settore privato: “non si può sostenere che gli stakeholder tecnici — parlo di associazioni di categoria, di imprese, di imprenditori, terminalisti, armatori — non avranno la loro assoluta rilevanza“.

I confini del dialogo

“L’importanza che stiamo dando agli stakeholder non significa che non terremo in considerazione anche le esigenze che i territori ci hanno rappresentato – sottolinea Paroli – Territori che istituzionalmente sono ovviamente ben rappresentati dagli enti locali e territoriali con i quali abbiamo avviato il confronto. Per la prima volta credo a livello nazionale abbiamo avuto interesse ad ascoltare in via diretta. Abbiamo incontrato i comitati, abbiamo incontrato i rappresentanti dei comitati dei cittadini, sia di Multedo che di Pra’ e altri. Abbiamo ascoltato le loro esigenze, alcune sono assolutamente ragionevoli, altre molto meno, devo essere onesto, perché a tutto mi si può chiedere tranne che di chiudere il principale sistema portuale nazionale. Non è una questione di Genova, è una questione di strategicità per il nostro Paese e quindi i porti non si chiudono. Si potenziano, si migliorano, si rendono meno impattanti rispetto al territorio, si rendono sostenibili dal punto di vista ambientale: tutte cose che stiamo facendo e che ulteriormente faremo nei prossimi decenni con un piano regolatore che va esattamente in questa direzione. Ma chiedere al primo porto d’Italia di ridurre i propri traffici e di chiudersi, questo non è assolutamente, ovviamente, accettabile”.

Il comparto nautico e cantieristico

Il dibattito sul Piano regolatore tocca inevitabilmente anche il comparto della cantieristica, delle riparazioni e del refitting, per il quale si ipotizza un’espansione e un eventuale spostamento di attività legato al Porto Petroli e alle nuove opportunità offerte dalla diga. Per ora, la soluzione principale individuata dall’ente guarda a levante. “Naturalmente sono tutte soluzioni legate l’una con l’altra, perché nella nostra ipotesi questo comparto merita di espandersi. Abbiamo trovato una soluzione credo molto intelligente e soprattutto molto sostenibile già a levante, cioè laddove oggi insistono. Non escludiamo che possano esservi, in considerazione di scelte che andremo ad assumere laddove alcune esigenze che ci sono state manifestate da amministrazioni locali e da cittadini dovessero invece trovare maggiore consistenza, ecco che allora nella valutazione finale non possiamo escludere neppure una rivisitazione del compendio della nautica. Che però, ripeto, ad oggi abbiamo individuato con nuovi spazi, nuove potenzialità e nessun tipo di interferenza nella zona di levante. È una buona soluzione, una delle migliori tra quelle che abbiamo in qualche modo elaborato in questa bozza di piano regolatore di sistema”.

Le tempistiche strette

Nonostante le prime ipotesi progettuali siano in circolazione pubblicamente da relativamente poco tempo, il percorso tracciato da Palazzo San Giorgio vuole essere rapido. Dopo 25 anni di attesa, la partita che deciderà il destino di porto e città, si potrebbe chiudere in volata, in pochi mesi. “​Ho chiesto a tutti gli stakeholder incontrati di farmi avere le loro osservazioni, richieste, anche critiche, nei tempi più rapidi, che spero significhi la fine del mese di ottobre – sottolinea Paroli – Perché poi un paio di mesi serviranno a me, ai miei uffici, al mio segretario generale per elaborare le osservazioni ricevute e probabilmente anche per nuovi giri di consultazioni, quantomeno con le istituzioni pubbliche interessate. L’ambizione, se tutto questo confronto va secondo i termini che ci siamo immaginati, è quella di arrivare entro la fine dell’anno, primi dell’anno 2027, a pre-adottare il piano regolatore di sistema all’interno del comitato di gestione“.

Il dialogo con i territori sarà veicolato dalle istituzioni democratiche: “Dobbiamo intenderci. Il livello di rappresentatività serve per evitare che io incontri uno ad uno i 600.000 abitanti di Genova, diventerebbe un po’ complicato. Quindi il livello di rappresentatività serve proprio per questo tipo di funzione: accelerare e consentire all’amministrazione pubblica di poter assumere le proprie decisioni. Io credo, ripeto, per la prima volta di aver esteso di molto il livello di ascolto, il livello di interazione con i territori. Questo però non può estendersi ad ascoltare ogni singolo cittadino: io devo parlare con i rappresentanti dei comitati e non con tutti gli iscritti al comitato, così come devo parlare con l’amministrazione comunale e non con tutti i cittadini di Genova, di Savona, di Pra’ e di Vado, naturalmente”.

 

 




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »