Lily James su Netflix, in questo film sulla Seconda Guerra Mondiale che celebra la comunità
Ci sono film che ti avvolgono come una coperta calda in una sera d’inverno, quelli che non promettono fuochi d’artificio ma una sensazione di comfort autentico. The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society – Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey è esattamente questo tipo di esperienza cinematografica: un abbraccio narrativo che celebra la letteratura, la comunità e la resilienza umana nel momento più buio della storia europea. Diretto da Mike Newell, regista già apprezzato per opere come Quattro matrimoni e un funerale e Il principe dei ladri, questo film del 2018 nasce dall’omonimo romanzo del 2008, portando sullo schermo una storia ambientata nell’immediato dopoguerra britannico. La protagonista è Juliet Ashton, interpretata da una luminosa Lily James, scrittrice di successo ma profondamente insoddisfatta della superficialità che caratterizza l’alta società londinese del tempo.
La pellicola si apre proprio in questo contesto di glamour vuoto, dove Juliet descrive la nuova società come un lungo tunnel nero che conduce a un carnevale. È la metafora perfetta per chi, dopo gli orrori della guerra, cerca disperatamente di dimenticare attraverso feste e frivolezze, ma sente che manca qualcosa di essenziale. Juliet è circondata da tutto ciò che dovrebbe renderla felice, eppure avverte un vuoto incolmabile. La svolta arriva con una lettera inaspettata da un perfetto sconosciuto, un uomo di nome Dawsey Adams che vive sull’isola di Guernsey. Questa missiva diventa il catalizzatore che spinge la scrittrice a lasciare Londra e avventurarsi in un luogo che si rivelerà trasformativo. Guernsey non è solo un’isola nel Canale della Manica: è un microcosmo di umanità autentica, un luogo dove un gruppo eclettico di persone ha formato quello che potrebbe sembrare il club del libro più strambo del mondo.
Il Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society non è nato dall’amore per la letteratura in tempi di pace, ma dalla necessità e dall’ingegno durante l’occupazione tedesca dell’isola nella Seconda Guerra Mondiale. Il nome bizzarro nasconde in realtà una storia di sopravvivenza: quando i membri del gruppo furono sorpresi dopo il coprifuoco, improvvisarono la scusa di tornare da una riunione di un club di lettura, e per rendere credibile la storia inventarono sul momento anche una cena a base di torta di bucce di patate, l’unico cibo disponibile in tempi di razionamento. Quello che inizia come un espediente diventa qualcosa di profondamente significativo. Come spiega Dawsey, interpretato dall’affascinante Michiel Huisman, quando il gruppo si riunì per quella prima cena erano tutti affamati di cibo, ma la cosa di cui erano ancora più affamati era la connessione umana. In un’epoca di paura e isolamento, questi estranei hanno trovato nella letteratura e nella condivisione un modo per rimanere umani.
Il film alterna con eleganza tra presente e passato, mostrando sia l’arrivo di Juliet sull’isola sia i flashback dell’occupazione tedesca. È qui che la pellicola mostra le sue ambizioni come fiction storica, non limitandosi alla storia romantica ma esplorando temi di perdita, coraggio e le cicatrici invisibili lasciate dalla guerra. Al centro di questo mistero storico c’è Elizabeth McKenna, la fondatrice del club, la cui scomparsa dopo essere stata portata via dai soldati tedeschi diventa il cuore pulsante della narrazione. Il cast brilla in ogni ruolo. Lily James porta sullo schermo una Juliet vulnerabile ma determinata, una donna che cerca qualcosa di vero sotto la patina del successo letterario. Accanto a lei, Katherine Parkinson regala una performance deliziosa nel ruolo di Isola, una donna gentile ma socialmente goffa in cerca d’amore, mentre Penelope Wilton interpreta Amelia con una profondità straziante: una madre che piange la perdita della figlia e cerca disperatamente di proteggere chi le rimane.
Il cuore del film batte più forte quando celebra il potere della letteratura e della narrazione. I libri non sono qui semplici oggetti ma portali verso altri mondi, strumenti di connessione, mezzi di resistenza silenziosa. In un’epoca in cui la cultura era sotto attacco, questi isolani hanno usato le parole di Dickens, Austen e Brontë come scudi contro la disumanizzazione. È un messaggio potente che risuona ancora oggi. Come curiosità, vale la pena notare che quattro membri del cast principale – Jessica Brown Findlay, Matthew Goode, Lily James e Penelope Wilton – hanno tutti recitato in Downton Abbey, creando una sorta di reunion non ufficiale per gli amanti della serie britannica. Questa familiarità tra gli attori si traduce in una chimica naturale sullo schermo.
Non troverete qui sperimentazioni narrative audaci o effetti speciali mozzafiato. Quello che troverete è una storia raccontata con cura, interpretata con sensibilità e filmata con amore per il luogo e i personaggi. È il tipo di film perfetto per una domenica sera, quando si cerca qualcosa che riscaldi il cuore senza rinunciare alla sostanza. È cinema comfort nel senso migliore del termine: ti fa sentire qualcosa di autentico, ti ricorda il valore della comunità e dell’amicizia, ti lascia con la sensazione che, anche nei momenti più bui, l’umanità può trovare modi sorprendenti per preservare ciò che conta davvero. E se nel processo ti viene voglia di unirti a un club del libro o di visitare un’isola sperduta del Canale della Manica, allora il film ha perfettamente centrato il suo obiettivo.
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