Stranezze di città, la cattiva gestione di un “teatro all’aperto “di tipo greco” a Tor Tre Teste
Abitavamo nei pressi di via Collatina e nelle domeniche di primavera ci recavamo al parco di Tor Tre Teste che era tutto un brulicare di famiglie sparpagliate intorno al laghetto, sotto e lungo gli archi dell’Acquedotto Alessandrino, vicino all’impianto sportivo “Antonio Nori”, quando c’era quel bellissimo viale sterrato e alberato.
La nuova zona del quartiere Tor Tre Teste era piena di luce, nuove giovani famiglie venivano ad abitare nei palazzi nuovi e all’orizzonte si poteva osservare il complesso vulcanico dei Castelli Romani e i suoi borghi pittoreschi.
Camminavamo e lasciavamo sulla nostra sinistra l’impianto di atletica e rugby, per poi dirigerci verso il “teatro all’aperto, di tipo greco”, non un anfiteatro come viene erroneamente chiamato dalla maggior parte delle persone, e poi incamminarci verso il parco giochi attrezzato del parco vicino a via Molfetta.
Dopo qualche anno siamo andati ad abitare in quel bel quartiere pieno di verde, tutti i giorni ho calpestato l’erba e lo sterrato del parco omonimo, prima ci correvo mentre ora lo attraverso in bicicletta, passando sempre davanti al “teatro all’aperto, di tipo greco”, che dal 2001 al 2010 è stato anche sede di importanti manifestazioni culturali.
Seduti sulle gradinate non abbiamo mai perso quegli interventi culturali: ”Racconti nel Parco, Arcipelago 7 in arte, Arcipelago 7 Donna, Musicàltera, Tor Tre Teste Festival” , che hanno visto avvicendarsi artisti di chiara fama come Ascanio Celestini, Laura Curino, Flavio Insinna, Cinzia Leone, Ulderico Pesce, Mario Pirovano, Amanda Sandrelli, Massimo Wertmuller e numerosi altri.
Ricordo ancora la rappresentazione del 20 luglio 2006, nella quale Ascanio Celestini ha portato in scena uno dei suoi storici format di narrazione, presentando in anteprima assoluta letture e racconti, incentrati in gran parte sulle realtà dei call center.
Ricordo anche l’evento che ha avuto come ospite d’onore il padre dell’”Estate Romana” Renato Nicolini.
Dopo quegli anni di grande fermento il “teatro all’aperto, di tipo greco” ha vissuto lunghi periodi di abbandono istituzionale.
Ci sono voluti 12… lunghi anni e il 28 ottobre 2022, in collaborazione con Teatro Verde, il “teatro all’aperto, di tipo greco, ha ospitato un nuovo grande evento multidisciplinare per ribaltare l’immaginario sulla marcia su Roma, nella ricorrenza del centenario, con “Retromarcia su Roma” a cura di Têtes de Bois.
La locandina recitava “Vieni con la tua bicicletta a pedalare per il PALCO A PEDALI che alimenterà la manifestazione” . In scena si sono avvicendati Alessandro Mannarino, El Grito circo contemporaneo all’antica, Andrea Calabretta, Paolo Locci, Ascanio Celestini, Alessandra Vanzi, Valentina Carnelutti, Marino Sinibaldi, Miguel Gotor, Marco Delogu, Giulio Cederna, Mohamed Keitha, Fabio Magnasciutti, gli alunni dell’istituto Mazzini con il professore Enrico Castelli Gattinara.
Purtroppo, per ogni manifestazione i responsabili dovevano farsi carico delle relative attrezzature mobili in sostituzione di quelle fisse, che non erano presenti sul posto.
Purtroppo il “teatro all’aperto, di tipo greco” non è stato mai dotato di servizi igienici, energia elettrica, allacci in fogna, camerini per artisti e recinzione dell’area.
Con risoluzione n. 21 del 1/12/2006 l’ente locale di prossimità (l’allora Municipio VII) aveva richiesto all’Amministrazione Capitolina la predisposizione di un progetto per dotare la struttura dei servizi indispensabili
È passata una generazione a Tor Tre Teste, e dopo venti anni il “teatro all’aperto, di tipo greco” non ha ancora in dotazione i servizi richiesti con la risoluzione n. 21 del 2006, chissà se è stato predisposto il progetto.
Da qualche anno singoli istruttori o associazioni del territorio fanno lezione di attività motoria sui gradoni del “teatro all’aperto, di tipo greco”.
Condividerete con me che il cittadino di periferia ha decisamente difficoltà di fare affidamento sulla continuità delle cose. Il cittadino di periferia continua a perdere fiducia verso le istituzioni culturali. Dove sono finiti i punti di riferimento funzionali?
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