Economia

Gas, l’Europa verso l’inverno con gli stoccaggi ai minimi


L’Europa si avvicina all’inverno con gli stoccaggi di gas ai livelli più bassi mai registrati in questo periodo dell’anno e una crescente dipendenza dal Gnl trasportato via mare. Una combinazione che espone il continente alla volatilità dei prezzi e alla competizione con l’Asia per assicurarsi i cargo disponibili, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz limita le forniture dal Medio Oriente. A lanciare l’allarme è l’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), secondo cui il 12 settembre gli stoccaggi europei erano pieni al 68,04%, oltre 12 punti percentuali in meno rispetto all’80,12% dello stesso giorno del 2025.

Il quadro trova conferma nelle analisi pubblicate il 17 settembre da Reuters. Le riserve europee sono intorno al 68%, circa 16 punti percentuali sotto la media degli ultimi cinque anni. L’Europa sta quindi aumentando gli acquisti di Gnl: Kpler, società specializzata nel monitoraggio dei flussi energetici globali, stima per settembre importazioni europee per 7,98 milioni di tonnellate, il livello più alto da maggio, contro 7,55 milioni ad agosto.

A rendere più delicata la situazione è la crisi nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto il Qatar forniva quasi il 20% del Gnl mondiale. Ad agosto, secondo Kpler, appena 70 mila tonnellate, equivalenti a un solo cargo, sono riuscite a uscire dallo Stretto, contro una media mensile di 6,51 milioni nei tre mesi precedenti la guerra.

L’effetto si vede sui prezzi. Il Gnl spot destinato all’Asia settentrionale ha raggiunto 26 dollari per milione di Btu nella settimana conclusa l’11 settembre, il 150% in più rispetto ai 10,40 dollari precedenti il conflitto. Il caro-Gnl sta però offrendo, almeno per ora, una valvola di sfogo all’Europa. I prezzi elevati frenano gli acquisti asiatici: a settembre le importazioni sono stimate a 20,09 milioni di tonnellate, il livello più basso per questo mese dal 2018. La minore domanda asiatica libera così cargo che possono essere dirottati verso i terminali europei.

È un equilibrio fragile. Un aumento della domanda asiatica o un inverno particolarmente freddo potrebbe riportare sotto pressione disponibilità e prezzi. Gli operatori riuniti al Gastech di Bangkok (14-17 settembre) hanno avvertito che le quotazioni globali del Gnl potrebbero salire sensibilmente durante l’inverno per la combinazione tra bassi stoccaggi europei e limitazioni ai flussi attraverso Hormuz. In caso di inverno freddo, ha spiegato a Reuters Simon Flowers, chairman di Wood Mackenzie, i prezzi spot asiatici potrebbero raggiungere i 40 dollari per milione di Btu.

La vulnerabilità europea è cambiata rispetto alla crisi del 2022. L’Ue ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo via tubo, aumentando però l’esposizione al mercato globale del Gnl. Secondo Ieefa, circa il 60% delle importazioni europee di Gnl dall’inizio del 2026 è arrivato dagli Stati Uniti, quota salita al 70% ad agosto.

Il peso del Gnl americano è destinato a crescere ulteriormente dal 1° gennaio 2027, quando entrerà in vigore il divieto europeo sulle importazioni di Gnl russo nell’ambito dei contratti esistenti. Nella prima metà del 2026 la Russia rappresentava ancora circa il 19% delle importazioni di Gnl dell’Ue, secondo Ieefa.

Una parte crescente della sicurezza energetica europea si gioca così sulle rotte marittime: disponibilità delle metaniere, funzionamento degli stretti, tempi di navigazione e concorrenza con i compratori asiatici incidono sulla disponibilità e sul prezzo del gas. Reuters sottolinea inoltre che le metaniere, navi altamente specializzate, sono più difficili e costose da sostituire rispetto alle petroliere in caso di danni.

Rispetto al 2022 l’Europa dispone però di un cuscinetto: la domanda di gas è diminuita del 17,7% tra il 2021 e il 2025. Per Ieefa, ridurre strutturalmente i consumi, insieme allo sviluppo di rinnovabili, accumuli ed elettrificazione, resta la principale leva a disposizione dell’Europa per limitare l’esposizione agli shock internazionali. Il prossimo inverno metterà alla prova questo nuovo equilibrio. Molto dipenderà dalle temperature, dai flussi norvegesi e dalla disponibilità di Gnl. Rispetto al 2022, il baricentro del rischio si è spostato dai gasdotti russi al mercato globale e alle rotte del Gnl.


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