Economia

Cina: uno yuan più forte e un’opportunità di reflazione


Il ciclo globale degli investimenti nell’intelligenza artificiale e il conflitto in Medio Oriente sono i due principali fattori esterni che guidano le prospettive della Cina per quest’anno. Riteniamo che il primo sostenga il conto corrente e il renminbi, mentre il secondo abbia accelerato la svolta strategica della Cina verso l’abbandono degli idrocarburi come fonte energetica. La reflazione trainata dai prezzi dell’energia offre al governo l’opportunità di intervenire per mantenere la dinamica positiva dei prezzi.

Nonostante la maggiore crescita delle importazioni registrata negli ultimi due mesi, la solidità delle esportazioni ha mantenuto elevato il surplus commerciale della Cina. Le riserve internazionali sono leggermente aumentate, mentre le attività estere nette delle banche commerciali hanno raggiunto livelli elevati. Entrambi sono buoni indicatori di interventi sul mercato valutario volti a limitare l’apprezzamento dello yuan cinese (CNY), sebbene l’aumento delle riserve internazionali possa essere in parte attribuito all’incremento delle riserve auree e dei relativi prezzi. Il cambiamento nella struttura commerciale della Cina indica un aumento della sua competitività commerciale, che dovrebbe tradursi in uno yuan più forte, nonostante il peggioramento delle ragioni di scambio delle materie prime dovuto all’aumento dei prezzi del petrolio. I recenti dati sul regolamento in valuta estera suggeriscono che la domanda netta di CNY sia stata recentemente forte. Dalla fine dello scorso anno, il tasso di fixing dello yuan stabilito dalla Banca popolare cinese (PBoC) — il livello al quale la PBoC guida il mercato dei cambi — è stato più debole del tasso di mercato effettivo, suggerendo pressioni all’apprezzamento.

È evidente che i funzionari della PBoC preferiscano un andamento più graduale dello yuan cinese. La domanda è se la PBoC consentirà un ritmo di apprezzamento più sostenuto, dato che l’elevato surplus commerciale odierno è principalmente un segnale di una Cina strutturalmente più competitiva e non solo di debolezza interna come in passato. Lo yuan cinese si è apprezzato del 3% da inizio anno e i prezzi a termine suggeriscono che raggiungerà quota 6,68 entro sei mesi. A 6,77, l’USDCNY rimane molto più debole rispetto al suo massimo storico. Negli ultimi 10 anni, i due episodi di rafforzamento dello yuan cinese si sono verificati nel 2017 e nel 2020, ciascuno con un apprezzamento annuo del 7%. In quest’ultimo episodio, lo yuan cinese si è apprezzato ulteriormente del 2% nel 2021 nonostante il rafforzamento del dollaro statunitense, portando il cambio USD/CNY a 6,3, il livello più forte dalla svalutazione del 2015.

In entrambi i casi, la debolezza del dollaro USA ha avuto un ruolo determinante. Anche la politica interna ha influito. Nel 2017 sono stati rafforzati i controlli sui capitali, mentre la domanda interna si è consolidata sulla scia delle misure di sostegno adottate nel 2016. Nel 2020, gli stimoli interni hanno trovato riscontro in un forte aumento delle esportazioni, seguito al boom commerciale causato dalla pandemia. Anche i deflussi di capitali sono stati limitati a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia. Oggi, mentre la fiducia interna nell’economia si è indebolita rispetto al picco del primo trimestre, il surplus commerciale è molto più ampio rispetto al passato. Anche le ultime misure politiche relative alla revisione degli investimenti in uscita e la stretta sui broker stranieri dovrebbero limitare i deflussi di capitali nel breve termine. A nostro avviso, il cambio USD/CNY potrebbe raggiungere quota 6,5 entro la fine dell’anno se il dollaro non dovesse rafforzarsi ulteriormente. Uno CNY più forte incoraggerebbe inoltre il capitale a rimanere investito nel settore high-tech cinese, come auspicato dal governo.

La guerra in Medio Oriente ha numerose implicazioni importanti per la Cina. Innanzitutto, la sua capacità di resistere allo shock petrolifero, dimostrata dalla significativa riduzione del volume delle importazioni di petrolio, ha rassicurato i policymaker cinesi sul fatto che la strategia di investimento nell’energia verde e di minore dipendenza dalle importazioni abbia dato i suoi risultati. Nonostante il calo del 30% delle importazioni di petrolio, l’impatto sull’economia reale è stato minimo. I turisti cinesi sono passati dai viaggi aerei al trasporto ferroviario. I policymakers probabilmente punteranno ancora di più sull’autosufficienza su tutti i fronti, mantenendo elevato il surplus commerciale.

La guerra ha offerto anche delle opportunità alla Cina. In primo luogo, è aumentato l’uso del renminbi (RMB) per il regolamento delle transazioni commerciali e i pagamenti. Consentire un ulteriore rafforzamento della valuta favorirebbe l’internazionalizzazione del renminbi. In secondo luogo, l’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto al rialzo sia i prezzi alla produzione che quelli al consumo. Gli aumenti dei prezzi di tipo “cost-push” hanno frenato la domanda interna, come suggerisce il calo della fiducia e delle aspettative dei consumatori. Tuttavia, un aumento dell’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) dovrebbe portare a un aumento delle aspettative di inflazione. Il Giappone ha approfittato degli aumenti dei prezzi determinati dall’offerta nel 2022 per avviare un allentamento monetario e fiscale che ha sostenuto l’inflazione negli ultimi 2-3 anni. Nel caso della Cina, un ulteriore allentamento fiscale e ulteriori aumenti del salario minimo sosterrebbero anch’essi lo sforzo di reflazione, vista la recente debolezza.

*Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »