Cuore bruciato, quanti errori «Domenico si poteva salvare» – Cronaca
BOLZANO. Una catena di errori e omissioni imperdonabili ha portato alla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto al termine di un calvario scaturito da un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Ed è proprio sull’equipe partenopea che si stanno concentrando le indagini della Procura. Sempre più defilata, invece, la posizione dell’ospedale “San Maurizio”, dove venne effettuato l’espianto dell’organo sano dal corpo di un altro bambino. Chi sapeva? Chi ha taciuto? Chi doveva fare i controlli? Nuovi inquietanti elementi sono emersi domenica sera nel corso dell’ultima puntata di Report.
La tac dopo l’articolo
La macchina amministrativa e sanitaria del Monaldi si sarebbe mossa solo il 6 febbraio, a un mese e mezzo dal fallimento del primo trapianto. A far accelerare i tempi non sarebbe stata un’esigenza clinica interna, ma un articolo del giornalista de Il Mattino, Giuseppe Crimaldi, che avvisava l’ospedale della pubblicazione di un articolo per il giorno successivo. Solo a quel punto viene disposta la prima TAC e viene convocata, per la prima volta, una riunione tra i medici per discutere il caso.L’esecuzione tardiva della TAC avrebbe precluso la possibilità di cristallizzare per tempo lo stato clinico del bambino e di valutare alternative terapeutiche per condurlo nelle migliori condizioni possibili verso un secondo trapianto.
L’alternativa ignorata
L’opzione principale sarebbe stata la sostituzione dell’ECMO con il Berlin Heart, un cuore artificiale pediatrico in grado di supportare il paziente a lungo termine. Ne ha parlato il dottor Giuseppe Caianiello, già primario di cardiochirurgia pediatrica proprio del Monaldi:«L’ECMO – dice – è un’assistenza che non può durare in eterno. È destinata a creare sofferenza di vari organi, emorragie cerebrali e roba varia. Insomma, comincia a creare problemi già dopo 10-15 giorni». Il medico ha ricordato nel corso della trasmissione come in passato fosse riuscito a tenere in vita un bimbo di nove mesi per quasi un anno grazie a questo dispositivo artificiale in attesa del trapianto.
«Nel caso di Domenico, dopo 4-5 giorni avrei chiamato gli esperti del Berlin Heart e avrei concordato di impiantare il cuore artificiale in attesa di averne uno vero. Così avrei consentito una speranza più lunga di sopravvivenza».
Cartella clinica, il giallo
La possibilità di optare per il doppio cuore artificiale viene sollevata formalmente al Monaldi solo il 13 febbraio (52 giorni dopo il primo intervento) dal responsabile dei trapianti degli adulti, il dottor Claudio Marra. L’ipotesi viene però immediatamente cassata dal dottor Guido Oppido (oggi indagato per omicidio colposo) che ha messo a verbale di averla già valutata e scartata a fine dicembre.
Una tesi, quella della difesa del reparto, che viene però smentita dai documenti medici. Nella cartella clinica di Domenico, infatti, mancano totalmente gli esami prodromici necessari anche solo a motivare lo scarto del dispositivo. In particolare, non vi è traccia di un ecocardiogramma mirato alla procedura, una TAC antecedente a quella del 6 febbraio e il verbale del team multidisciplinare, la cui convocazione è obbligatoria per legge per valutare questo tipo di interventi.
Parla Gabriella Farina
Tra le figure chiave citate nelle indagini compare anche la cardiochirurga Gabriella Farina, una delle mediche che a Bolzano parteciparono alle procedure di prelievo dell’organo destinato a Domenico. L’equipe sarebbe partita con un box isotermico non idoneo, privo di un sistema di controllo della temperatura.
«Una bugia, mi ero portata tutto ciò che era necessario» dice a Report. La difesa della dottoressa ha chiesto alla Procura di Napoli nuove verifiche su quanto accaduto all’ospedale San Maurizio. Gli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi hanno presentato un’istanza in cui segnalano possibili anomalie nella ricostruzione dei fatti e nelle testimonianze raccolte.
Secondo i legali, alcuni medici e infermieri altoatesini avrebbero fornito versioni contraddittorie, non pienamente attendibili.
Lo stato dell’inchiesta
Il fulcro di tutta la vicenda giudiziaria si concentra sull’esito della perizia scientifica, atteso per la metà di giugno, che dovrà stabilire con esattezza scientifica la responsabilità del congelamento dell’organo. Nel frattempo, i sette indagati per omicidio colposo in concorso (medici e sanitari) attendono le decisioni del gip sulle misure interdittive, mentre l’accusa di falso ideologico per la manipolazione delle cartelle cliniche aggrava la posizione dei chirurghi principali.





