Elezioni comunali nella Città metropolitana di Genova: tra riconferme, ritorni e il “caso politico” di Vobbia

Genova. Si è conclusa la tornata delle elezioni amministrative nei dieci comuni della Città metropolitana di Genova chiamati al voto. Tra conferme, ritorni e ribaltoni, la mappa politica della provincia resta articolata, con sfumature che potrebbero animare l’arena politica per gli equilibri, “delicati”, che legano con un filo rosso Tursi con palazzo Doria. A fare da sfondo alle sfide nei singoli paesi è il dato dell’affluenza, che anche nel genovesato ha mostrato una leggera flessione, ancora una volta specchio del generale disallineamento tra elettori e urne, pur con significative eccezioni locali di forte partecipazione democratica.
Dal punto di vista “geopolitico”, l’area ascrivibile al centrosinistra si aggiudica la guida di sei dei dieci comuni al voto (Ceranesi, Cogoleto, Crocefieschi, Ronco Scrivia, San Colombano Certenoli e Torriglia). Il centrodestra risponde conquistando Zoagli e, soprattutto, mettendo a segno un colpo “pesante” a Vobbia, oltre a blindare la continuità a Casella con la riconferma di Gabriele Reggiardo. La “terza via”, sul solco delle amministrative del 2022, viene tenuta viva con i risultati di Santo Stefano d’Aveto, dove trionfa Mattia Crucioli, ex consigliere comunale genovese di Uniti per la Costituzione.
Il caso Vobbia: la sconfitta di Franceschi anima la politica metropolitana
Il risultato più clamoroso e destinato a far discutere partiti e politica arriva da Vobbia. Nel piccolo borgo dell’entroterra la sfida è rimasta sul filo del rasoio fino all’ultima scheda, ma alla fine lo spoglio ha sancito il ribaltone: il nuovo sindaco è Giampaolo Ermodatillo, sostenuto dalla lista di centrodestra, che ha battuto di 15 preferenze il sindaco uscente, Simone Franceschi, di area progressista.
Il risvolto politico sta nel fatto che Franceschi è il vicesindaco metropolitano della giunta guidata da Silvia Salis, un’amministrazione che si regge su un consiglio spaccato esattamente a metà: 9 consiglieri di centrosinistra e 9 di centrodestra. Sebbene l’ordinamento consenta a Franceschi di mantenere la carica in provincia essendo stato comunque eletto consigliere comunale a Vobbia, la polemica politica è divampata immediatamente a livello politico. “Non ci sarà la ciliegina sulla torta del primo anno da sindaca di Silvia Salis – ha attaccato in una nota Ilaria Cavo, deputata ligure e capogruppo di Noi Moderati Orgoglio Genova, chiedendo al’ex sindaco “un passo indietro” – Viene meno la narrazione secondo cui nella squadra di Salis va tutto bene dopo un anno di immobilismo. Come può la sindaca pensare di mantenere Franceschi al suo posto dopo che è stato bocciato dai suoi concittadini?”.
Ceranesi, il ritorno di Montaldo. A Torriglia è record per Beltrami
Altra pagina storica per la politica del genovesato è quella che si scritta a Ceranesi. Qui le urne hanno sancito la netta rivincita di Claudio Montaldo. L’ex assessore regionale alla Sanità e vicepresidente della Regione, dopo le dimissioni dei mesi scorsi nate da spaccature interne che avevano portato al commissariamento del Comune, ha scelto di ricandidarsi ottenendo un’ampia fiducia. Con la lista “Una storia in comune”, Montaldo ha raccolto il 59,24% dei consensi, superando nettamente Michele Casano (Uniti per Ceranesi, fermo al 28,24% ) e Federico Giacobbe . Il nuovo sindaco porta in consiglio una maggioranza di 8 seggi. Resta però la nota dolente dell’affluenza, scesa al 46,7% rispetto al 50,65% del 2022.
A Torriglia, invece, si scrive la storia per altri motici: Maurizio Beltrami conquista il suo quinto mandato consecutivo da sindaco. Sostenuto in modo trasversale, Beltrami ha stravinto con il 67% dei voti, confermandosi come uno dei primi cittadini più “longevi” dell’intera area metropolitana.
Netto anche il risultato di Cogoleto, dove il sindaco uscente Paolo Bruzzone è stato confermato con un vero e proprio plebiscito, toccando il 72,10% delle preferenze (3.057 voti) e staccando nettamente lo sfidante ed ex sindaco Corrado Canepa rimasto al 27,90% (1.183 voti).
Il primato democratico di Santo Stefano d’Aveto
Se la flessione dell’affluenza è il dato comune a molti centri, l’eccezione che conferma la regola è Santo Stefano d’Aveto. Il comune montano ha registrato l’affluenza più alta tra i territori genovesi al voto, con un solido 68,08% degli elettori che si sono recati alle urne, in linea con il 68,54% della passata tornata.
Il voto ha visto trionfare Mattia Crucioli, ex senatore, che già guidava il comune come sindaco facente funzioni dopo la scomparsa del primo cittadino Roberto Pareti. Crucioli, alla guida della lista civica “Meghi – Progetto Val d’Aveto”, si è imposto con il 62% dei voti assicurandosi 7 seggi. La sfidante Giancarla Armerini si è fermata al 37,94% ottenendo 3 seggi in consiglio. Crucioli conferma così la sua figura di “battitore libero”, capace di intercettare il consenso popolare fuori dallo schema del bipolarismo.




