Claudia Miori, una vita sempre sulle punte – Cronaca
BOLZANO. Provate a starle dietro, se ce la fate: imparare a ballare, da bambina, al Princesse Grace di Montecarlo, correre la sera a casa della mamma a Sanremo, mettere in piedi a 20 anni una scuola di danza, vivere con tre fratelli, di cui due maschi, tirar su due figli (sempre maschi), fare classica ma anche hip hop, prendere un brevetto da sub avendo paura dell’acqua, mettersi a sciare con delle gambe che più lunghe non si può, passare 40 anni a insegnare a ballerine e ballerini, finendo anche per “allevare” i figli e le figlie delle sue ex allieve.
Dopo aver preso fiato, occorre chiedere come fa a Claudia Miori. «Come faccio? Non sto mai ferma. Magari col rischio di perdermi qualcosa, di non rifletterci tanto sopra. Ma..».
Ma? «Sono fatta così». Insomma, una forza della natura. Ma con una passione che, quella sì, è rimasta stabile. Pur con alti e bassi. Ma sempre in linea con quello che aveva deciso per se fin da piccola. Adesso Claudia Miori, che è transitata dalla sua prima scuola in via Museo alla sua nuova scuola in via Battisti (“Grande come la volevo”) si prepara a mettere in piedi il saggio del quarantesimo.Lo farà tra un po’, l’11 e il 12 giugno ed è immaginabile che sarà, come sempre, un assalto di madri, padri, figli e figlie, nonne e zie accomunati da una stessa passione: quella di sentirsi un poco più leggeri quando si balla che non quando si cammina.
Iniziata quando?
“Che più piccola non si può. Dunque tanti anni fa”.E dove?”A Montecarlo. Alla scuola di danza Princesse Grace”.
Come mai lì?
“Mamma aveva una casa a Sanremo. Ci si stava bene e si guardava il mare. Montecarlo era vicina”.
E la strada per arrivarci?
“Dopo un po’ conoscevo tutti i granelli di sabbia delle spiagge da lì a Nizza. Dovevo decidere se andare a scuola nel principato, a Roma o a Monaco di Baviera. Insomma, in qualche modo avevo quello in testa”.
È stato difficile essere ammessi?
“Beh, non facile. Avevo prima fatto uno stage. Poi mi hanno guardato, valutato e allora sì, bene. Anche se avevo passato un mese sotto pressione”.
E lì?
“Mi arrabattavo. Facevo lezioni per me, poi correvo a far lezioni ai bambini, che erano tutti figli di miliardari. Non sapevo una parola di francese, solo bonjour e bonne soiree. Ma quello che ho imparato in quei mesi mi è poi servito tutta la vita. Facevo classica ma anche danza moderna. E ballavo nel gruppo negli spettacoli”.
Perchè non è rimasta?
“Un po’ mi sfruttavano. E allora mi sono messa a pensare: perchè non fare una cosa tutta mia?”.
Nel senso?
“Una scuola Claudia Miori. Dove mettere in pratica le conoscenze. Ma poi è venuta fuori anche la nostalgia di casa, la famiglia, le amicizie. E sono tornata a Bolzano”.
Per fare?
“Nel 1986, a 21 anni, una mia scuola. E’ stato un modo anche per mettere le cose in ordine. Potevo fare la ballerina di fila in qualche compagnia ma ci sarebbero voluti sette o otto anni per affermarsi. E non era detto. Nel mentre sono nati i miei figli”.
Insieme?
“Eh sì, due gemelli maschi”.
Che corsi teneva?
“Di tutto. E tutto bene. Dalla classica all’hip hop, alla danza contemporanea. Subito un gran bel successo”.
Anche quantificabile?
“Di media, già nei primi anni, almeno una novantina di persone a lezione. Mi dovevo fare in quattro. Poi il Covid, che mi ha “massacrato”, è stata davvero durissima. Poteva andare tutto all’aria e invece non è successo. Per dire: da me si fanno anche lezioni avanzate a Bolzano Danza, contatti con insegnanti e tecniche un po’ ovunque, per aggiornarsi sempre”.
Che fanno i suoi ragazzi?
“Imparano, tirano fuori la passione. Molti lo fanno per piacere, altri perché proprio ci credono. Alcuni dei miei ora sono a Londra, a fare dei musical tra i più importanti e seguiti, veri professionisti”.
Perchè si arriva alla sua scuola?”
Di solito si presentano le mamme: guardi, questa è mia figlia, che facciamo? Poi succede che le stesse ragazze che anni prima si sono presentate con le loro mamme, poi a loro volta tornino con le loro figlie ragazzine e chiedano di insegnare anche a loro. Una bella soddisfazione”.
E lei, perché ci è arrivata alla danza?
“Partendo dalla musica. In casa mio papà era uno che ascoltava tutti i giorni Mozart o Chopin. In questo modo cresce anche la sensibilità. Papà Gianni Piero e mamma Liliana erano così. E io cresciuta con loro. E con i miei fratelli: Luciano, Andrea e mia sorella Roberta”.
Vi assomigliate?
“Lei è un’altra che si muove sempre. Per dire è stata camionessa nei 100 metri ma ad alto livello. Ci chiamavano “le sorelle delle gambe”.
E il carattere?
“Impaziente. Ho preso il brevetto da sub avendo un po’ di paura dell’acqua, a pensarci. E l’ho preso per immersioni finto a 30 metri”.
Mica poco.
“E lo uso. Poi lo sci. Da piccola andavo su e giù dalla Pala di Santa, verso Pampeago. Ci vado ancora, solo con più prudenza. Ha, dimenticavo la pallavolo”.
Come si diverte adesso a ballare?
“Ballo il liscio”.
Sul serio?
“Come no. E anche la mazurka. Solo che qui a Bolzano non trovo nessuno che lo balli come si deve. Dovrò andare in qualche balera in Romagna…”.




