Recuperata la salma del base jumper finlandese morto sulla Busazza – CRONACA
Il Soccorso alpino bellunese ha individuato e recuperato il corpo del base jumper finlandese Lasse Pekka Ruuskanen, 35 anni, che era disperso dal novembre scorso dopo un lancio sulle Dolomiti Agordine, nel comune di Taibon, dal monte Busazza.
Le ricerche nell’autunno e inverno scorso erano state ostacolate dalle nevicate avvenute già nei giorni di metà novembre immediatamente seguenti all’allarme. Il furgone del giovane era stato trovato nel parcheggio del rifugio Capanna Trieste, in val Corpassa, a quota 1.135 dove partono i sentieri verso il monte Civetta.
La cima della Busazza è a quota 2.894, dunque l’ascesa richiede un notevole dislivello positivo (1.800 metri) lungo un percoso faticoso e impegnativo con qualche passaggio di primo e secondo grado su roccia.
Lasse Pekka Ruuskanen, residente a Helsinki, era un esperto sia di montagna sia di volo e lavorava è nel mondo del paracadutismo, in una ditta che fornisce servizi.
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L’area in novembre era stata ripetutamente battuta dalle squadre di soccorso, per vari giorni, prima che cadesse copiosa la neve. Erano stati battuti anche i canaloni della Busazza, così come la base e le pareti, in azione c’era anche l’elicottero della guardia di finanza di Bolzano, dotato di Imsi Catcher, che aveva geolocalizzato il telefonino della vittima, a una quota di circa 2.600 metri.
I soccorritori bellunesi hanno costantemente osservato dall’alto i canaloni anche durante l’inverno, per poi poter rimettere in moto la macchina delle ricerche sul terreno, con il disgelo, e l’altroieri, primo giugno, il corpo è stato recuperato, dopo un intervento particolarmente difficile, dato il punto in cui si trovava.
Ecco come l’azione (nelle foto) viene descritta dal comunicato diffuso dal Cnsas: «È stato necessario un lungo e impegnativo intervento in parete, ostacolato dalla presenza delle nubi basse, per riportare a valle la salma del 35enne, precipitato tra le crepe della montagna dopo un lancio dalla cima.
Appassionato di voli con la tuta alare, il 35enne finlandese si era quasi sicuramente lanciato dalla cima della Busazza sabato 16 novembre 2025.
Domenica 17, ricevuta la chiamata preoccupata da parte di un amico che non lo sentiva da venerdì, dopo il rinvenimento del suo furgone parcheggiato al rifugio Capanna Trieste, le ricerche erano partite immediatamente nella notte.
[Lasse Pekka Ruuskanen in un selfie postato sui social dell’autunno scorso, poco prima della tragedia]
Le perlustrazioni a piedi e i sorvoli erano proseguiti senza tregua il giorno dopo, costretti però a fermarsi da una forte nevicata, che aveva ricoperto le pareti delle montagne dai 2.200 metri a salire e quindi anche alla quota di 2.600 metri, dove era attestata la probabile geolocalizzazione del cellulare dell’uomo, confermata in seguito da un ulteriore sorvolo con apparecchio Recco.
Appena il maltempo era cessato, elicotteri, droni, squadre a piedi ed elitrasportate avevano tentato di ritrovarlo con tutte le forze e i sistemi tecnologici in dotazione a Soccorso alpino, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, carabinieri.
La zona era compresa in un profondo canale verticale, colmo di neve, asperità e fratture nella roccia e purtroppo, malgrado i reiterati passaggi, non si era potuto rintracciare il punto in cui si trovava.
Attendendo che la parete si liberasse dalla neve e concedesse di arrivare a vedere negli anfratti più profondi, in questi mesi i soccorritori hanno continuato le perlustrazioni e le osservazioni mediante droni e con i binocoli ogni settimana.
Questa mattina una squadra composta da un soccorritore del Soccorso alpino di Agordo e uno della Guardia di finanza di passo Rolle con il drone (membro anche del Soccorso alpino di Agordo) ha nuovamente visionato la parete alla quota di 2.600 metri: nella zona dove risultava il posizionamento del cellulare i soccorritori hanno infine rinvenuto la vela di colore scuro.
Informata la prefettura, nel pomeriggio sette soccorritori si sono preparati al rifugio Capanna Trieste per le operazioni di recupero. In due rotazioni l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha verricellato in parete quattro soccorritori e il tecnico di elisoccorso.
Scesi su un terrazzino i tecnici hanno predisposto un ancoraggio, per iniziare a calarsi seguendo le funi della vela, finché non hanno raggiunto il corpo dell’uomo ancora nascosto dalla neve.
Dopo averlo riportato in superficie e preparato, il cielo si è chiuso e i soccorritori hanno dovuto attendere oltre un’ora.
Fortunatamente si è poi aperto un varco e l’elicottero è riuscito a ultimare l’intervento, ormai quasi buio, riportando la squadra e la salma a valle in due rotazioni.
Oggi riusciamo a chiudere il lungo e doloroso periodo di attesa di una famiglia».
📷 Soccorso alpino e speleologico veneto – CNSAS







