La lettera alla famiglia e l’allarme alla polizia. L’attentatore: “Sono un assassino federale gentile”
Emergono nuovi e inquietanti particolari su Cole Allen, il 31enne che ha aperto il fuoco durante il gala dei corrispondenti della Casa Bianca. A quanto pare, pochi minuti prima dell’azione armata, l’uomo aveva inviato ai propri familiari un lungo e inquietante messaggio, rivelando pensieri, obiettivi e motivazioni del gesto poi compiuto. Nel testo, Allen si autodefiniva “The Friendly Federal Assassin” (l’assassino federale gentile), un’espressione che ha immediatamente attirato l’attenzione degli investigatori. Ma è il contenuto del messaggio a delineare un quadro ancora più allarmante; parole cariche di rabbia e giustificazioni ideologiche, in cui la violenza viene presentata come una risposta necessaria. “Voltare l’altra guancia è per chi è oppresso direttamente”, scriveva, proseguendo con l’affermazione secondo cui non fare nulla equivaleva ad essere complici. Una visione estrema che, riletta dopo i fatti, assume un peso ancora più grave.
La chiamata alla polizia
Proprio quel messaggio ha fatto scattare l’allarme. I familiari, ricevuto il testo, hanno intuito immediatamente che non si trattava di semplici parole dettate dalla rabbia. Il tono, la lucidità e soprattutto la tempistica, appena dieci minuti prima degli spari, hanno spinto uno di loro a contattare le forze dell’ordine, consegnando il messaggio agli investigatori. Una scelta che si è rivelata poi importante per ricostruire le dinamiche che hanno spinto al gesto. Secondo quanto riportato, i parenti erano già preoccupati da tempo, sapevano che Allen possedeva armi e avevano notato un progressivo cambiamento nel suo comportamento, accompagnato da dichiarazioni sempre più radicali. Alcuni di loro hanno raccontato agli inquirenti che parlava spesso della volontà di fare “qualcosa” per cambiare il mondo, senza però entrare mai nei dettagli.
I “bersagli” indicati nel messaggio
Nel messaggio inviato ai familiari, emergono anche riferimenti diretti agli obiettivi dell’attacco. Allen indicava chiaramente membri dell’amministrazione come bersagli prioritari. “Funzionari dell’amministrazione… sono obiettivi, dal più alto in grado al più basso”, si legge. In un altro passaggio, il 31enne fa riferimento al presidente Donald Trump con accuse estremamente gravi, sostenendo di non voler più essere complice di quelli che definiva crimini. Non manca neppure un riferimento alle modalità dell’azione: “Per limitare il numero delle vittime userò munizioni a pallini invece che proiettili singoli”, scriveva, pur ammettendo che sarebbe stato disposto a colpire chiunque pur di raggiungere il suo obiettivo.
L’assalto e il caos
Subito dopo l’invio del messaggio, la situazione è precipitata. Le immagini delle telecamere di sicurezza lo mostrano mentre, vestito completamente di nero, corre verso l’ingresso del Washington Hilton, dove si stava svolgendo il gala. Armato, ha superato un punto di controllo sorprendendo gli addetti alla sicurezza, che hanno reagito nel giro di pochi istanti estraendo le armi. Secondo quanto riferito dalla polizia, l’uomo aveva con sé un arsenale composto da un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli. L’intenzione, secondo gli investigatori, era quella di raggiungere la sala principale dove si trovavano il presidente e altri alti funzionari. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha impedito conseguenze gravi.
Il ruolo della famiglia nelle indagini
Il contributo dei familiari si è rivelato centrale anche nelle fasi successive all’attacco. Oltre ad aver fornito il messaggio (che non indicava però il luogo dove avrebbe colpito), hanno aiutato gli investigatori a ricostruire il profilo dell’uomo. È emerso che Allen frequentava regolarmente poligoni di tiro e che negli ultimi tempi aveva espresso idee sempre più radicali. Alcuni parenti hanno riferito che il suo comportamento era cambiato in modo evidente. Le informazioni raccolte, insieme ai dati contenuti nei dispositivi elettronici sequestrati, stanno permettendo di delineare il percorso che lo ha portato fino al compimento del fallito attentato.
Le reazioni del presidente Trump
Nelle ore successive all’accaduto, il presidente Donald Trump è intervenuto pubblicamente, descrivendo l’attentatore come una persona “piena di odio”. “Per molto tempo ha avuto tanto odio nel cuore”, ha dichiarato, commentando quanto emerso anche dal messaggio.
Trump ha inoltre collegato il gesto a una componente religiosa, parlando di “una questione di credo” e definendo l’attacco “fortemente anti-cristiano”. In un’altra dichiarazione, ha aggiunto: “Odia i cristiani, questo è certo”, sottolineando come, a suo giudizio, il movente fosse legato anche a un forte risentimento religioso.
Source link




