Vent’anni fa Calciopoli, lo scandalo che sconvolse il mondo del pallone
Stesse giornate primaverili, primi caldi e in agguato un terremoto che avrebbe travolto il mondo del calcio. Vent’anni fa esatti, era l’inizio di maggio, Calciopoli piombava su arbitri e club nobili del pallone: per una strana coincidenza temporale una nuova bufera fa tremare il pallone, con l’inchiesta partita dai magistrati di Milano e il designatore Gianluca Rocchi finito sotto accusa per una presunta frode sportiva in concorso. Fatti questi che inevitabilmente riportano indietro al 2006: anche lì direttori di gara coinvolti, la Juventus e il sistema Moggi finiti sotto accusa, con la complicità dei designatori dell’epoca – Bergamo e Pairetto sul banco degli imputati poi radiati – e quella fornitura di schede telefoniche straniere per dribblare le intercettazioni. I processi stabilirono poi i verdetti per i vertici della società bianconera e per il club con la retrocessione in Serie B della Vecchia Signora e le penalizzazioni inflitte a Milan, Lazio, Fiorentina e Reggina. Un sistema, quello dell’epoca, spazzato via dalle decisioni dei giudici e dalle procure che stabilirono i reati di frode sportiva e associazione a delinquere. Sentenze storiche, un processo in cui l’impianto accusatorio parlava di ‘illecito struttiratò.
A pagare fu l’intero sistema pallone, con la Figc allora guidata da Franco Carraro spazzata via: la gestione passò al commissario Guido Rossi, e al suo vice l’avvocato Paolo Nicoletti. Per i processi furono scomodati grandi togati, da Cesare Ruperto (che emise la sentenza di primo grado) a Piero Sandulli (che gestì l’appello). Un terremoto la cui onda lunga proseguì fino all’estate: notti tormentate dai processi e poi la luce con il trionfo dell’Italia di Lippi ai mondiali di Germania. Ora, in attesa che l’inchiesta milanese faccia luce sulle eventuali responsabilità e sulle possibili ripercussioni nel calcio, non c’è nemmeno la Nazionale a strappare un sorriso. Gli azzurri, come è noto, non sono qualificati (e per la terza volta) al mondiale che si giocherà in Usa Messico e Canada. Vent’anni dopo sotto accusa finisce il designatore, Rocchi appunto, tirato in ballo dall’ex assistente Domenico Rocca: secondo l’accusa avrebbe condizionato alcune scelte arbitrali esercitando pressioni sugli addetti Var e, in alcune partite, avrebbe anche scelto arbitri graditi all’Inter – senza però che la società nerazzurra avesse mai fatto pressioni. E proprio il nome di Rocchi, per un’altra coincidenza, era già finito nell’inchiesta di Calciopoli: l’allora giovane direttore di gara era finito sotto la lente degli investigatori per una partita (Chievo-Lazio del 20 febbraio 2005) ma finì prosciolto per la non sussistenza del fatto. Vent’anni trascorsi, l’avvento di nuove tecnologie come il Var che prometteva di spazzare via ogni tipo di sospetto: e invece anche la revisione video durante il match finisce imputata, si scopre che anche il VAR può essere influenzabile. Perché, dopo 20 anni da quella che può essere considerata la pagina più buia del pallone tricolore, il calcio italiano, già alle prese con il lungo digiuno dalla coppa del mondo e in attesa di conoscere il presidente che il 22 giugno prenderà le redini della Figc dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il sistema vacilla ancora. Per gli arbitri senza pace, si rischia un altro capitolo nero, vent’anni dopo esatti.
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