Basilicata

Bufera sugli arbitri, Rocchi e Gervasoni indagati per frode sportiva

La procura di Milano apre una inchiesta per frode sportiva e al centro della bufera finiscono i vertici degli arbitri partendo da Gianluca Rocchi. Un anno fa la denuncia dell’assistente calabrese Domenico Rocca


Nelle ultime ore il mondo del calcio è travolto da un nuovo scandalo, l’ennesimo che sconvolge un settore tormentato ma con un giro d’affari di miliardi di euro e un popolo che di un gioco ha fatto spesso una ragione di vita. Questa volta la scossa arriva dal settore degli arbitri. Il designatore della Can A e B, Gianluca Rocchi, è, infatti, indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva. Secondo ambienti vicini all’ex arbitro internazionale, Rocchi sarebbe “sereno e va avanti”. L’interrogatorio di garanzia di Gianluca Rocchi è fissato per giovedì 30 aprile, alle 10.

L’accusa, formulata dal pm Maurizio Ascione, mira a fare chiarezza sulla gestione delle designazioni arbitrali. Obiettivo è individuare eventuali irregolarità che possano aver agevolato in qualche modo alcune squadre rispetto ad altre. L’ex arbitro, era già al centro delle polemiche per la gestione arbitrale nell’attuale stagione di Serie A tra errori e un protocollo Var poco chiaro, ora l’accusa, però, non è più una polemica sportiva ma indagine penale. Tra gli indagati ci sarebbe anche il supervisore Var Andrea Gervasoni con la medesima accusa di Rocchi e altri sarebbero già iscritti nel registro degli indagati.

Rocchi si difende respingendo le accuse e dichiarandosi sereno e deciso ad andare avanti. Poi nella serata ci ripensa e assume la decisione di autosospendersi dall’incarico. “Il grande amore per la mia associazione ed il senso di responsabilità per il ruolo ricoperto – sottolinea Rocchi annunciando la decisione di autosospendersi – mi portano prima di tutto a tutelare un gruppo così importante di atleti che non voglio possa essere condizionato in alcun modo dalle mie vicende, in attesa di novità, che mi auguro quanto prima possano arrivare per chiarire la mia posizione”.

ARBITRI, ROCCHI INDAGATO PER FRODE SPORTIVA, DA DOVE PARTE L’INCHIESTA

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori ci sono diverse sfide avvenute nelle scorse stagioni, tra cui Udinese-Parma. Una gara già menzionata dall’assistente Domenico Rocca, dismesso dalla Can. L’ex collaboratore, in una lettera di dominio pubblico, aveva segnalato quanto secondo lui avveniva a Lissone, sede dove operano gli assistenti Var del campionato. Lo stesso Rocca una volta nota la notizia dell’inchiesta su Rocchi ha pubblicato sui social una frase sibillina: “Chi di spada ferisce di spada perisce…”.

Dopo la denuncia, Antonio Zappi – allora presidente dell’Aia -, inoltrò la segnalazione alla Procura della Figc (vicenda poi archiviata dalla giustizia sportiva). Inoltre predispose un cambio di regolamento, nel quale si obbligava chiunque andasse a Lissone, Rocchi compreso, a redigere una relazione sulle attività svolte nella sede. Zappi, nel frattempo, è stato squalificato dalla giustizia sportiva per 13 mesi per aver indotto alle dimissioni due designatori, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi.

LE PARTITE SOTTO ESAME

L’inchiesta di Maurizio Ascione, pm della Procura milanese guidata da Marcello Viola, sarebbe scattata in seguito ad un esposto nell’estate dello scorso anno. Tra le attività svolte da Rocchi sotto l’esame della procura ci sarebbe la designazione di Andrea Colombo perché gradito ai nerazzurri per Bologna-Inter. Gara del 20 aprile 2025 poi vinta dai padroni di casa grazie a un gol di Orsolini nei minuti di recupero. Un caso che non sarebbe isolato. Nell’indagine sono finite anche le presunte pressioni di Rocchi nei confronti della Var. Come in occasione di Udinese-Parma del primo marzo 2025. Gara decisa a favore dei friulani da un rigore per fallo di mano che in un primo momento sia l’arbitro, Fabio Maresca, che l’addetto alla Var Daniele Paterna, non sembravano intenzionati ad assegnare. Una vicenda, questa, per la quale la giustizia sportiva aveva disposto l’archiviazione.

Tra le partite nel mirino dei magistrati milanesi ci sarebbe anche Inter-Verona del 6 gennaio 2024 e la gomitata di Bastoni al gialloblu Duda non vista né dall’arbitro Fabbri né dalla Var nell’azione che ha portato al gol della vittoria nerazzurra per 2-1 di Frattesi. Nel video si sente il varista Nasca chiedere di fischiare quando Duda è a terra in area dopo la gomitata di Bastoni. Mentre l’arbitro Fabbri, ritenendo una ‘furbata’ l’atteggiamento del difensore veronese, fa proseguire l’azione da cui poi nascerà il vantaggio interista. Un episodio che all’epoca suscitò non poche polemiche e la strenua difesa della classe arbitrale dello stesso Rocchi. “Siamo scivolate su due bucce di banana evitabili e per questo mi sono arrabbiato – aveva detto -, ma ciò non giustifica gli attacchi ricevuti. Siamo persone perbene, lavoriamo tantissimo e meritiamo rispetto”.

CASO ROCCHI, LA POSIZIONE DEL PROCURATORE DELLA FEDERCALCIO, GIUSEPPE CHINÈ

Il procuratore della Federcalcio, Giuseppe Chinè interviene sulla vicenda Rocchi definendo le notizie diffuse “non veritiere e financo fantasiose. Prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti”. Pertanto “all’esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della FIGC che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma”.

“A seguito di tale esposto – spiega Chinè -, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente. All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA. Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il CONI di disporre l’archiviazione del procedimento disciplinare sportivo”.

Proposta “condivisa dalla Procura Generale dello Sport – sottolinea il procuratore federale -“. Mentre per eventuali evidenze collegate all’inchiesta di Milano “confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale. E di avere già provveduto a richiedere formalmente gli atti dell’indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l’indagine sportiva”.    

IL MINISTRO DELLO SPORT ANDREA ABODI: “SERVE CHIAREZZA”

Nel frattempo sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi: “C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo in tutte le sue articolazioni e rispettare i tifosi – si legge sui profili social – gli appassionati e gli innamorati dello sport, a partire dal calcio: trasparenza, tempestività e parità di trattamento quando si affrontano ipotesi di inosservanza delle norme sportive, tanto più quando hanno possibili risvolti penali. E farlo sempre e con chiunque! Leggo, come tutti voi, i risvolti che stanno emergendo sull’indagine della Procura di Milano, partita dalla denuncia di un ex tesserato dell’Associazione Italiana Arbitri”.

Abodi ha poi aggiunto: “Lasciando all’autorità giudiziaria il compito di svolger il proprio lavoro e senza voler entrare nel merito dell’operato del designatore della Can Rocchi, l’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Finora, nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione per verificarne la sussistenza”. “Mi aspetto, quindi – conclude il ministro Abodi -, di ricevere formalmente dal Coni, prima possibile, informazioni in merito alla vicenda. Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze”.

IL PRESIDENTE DELLA LEGA DI SERIE A, EZIO SIMONELLI: “NON SIA MESSA IN DUBBIO LA CREDIBILITÀ DEL SISTEMA”

Il presidente della Lega di Serie A, Ezio Simonelli, ha voluto mantenere saldo il sistema: “Non mettere in dubbio credibilità del sistema e regolarità del campionato. A valle di quanto letto su tutti i media vorrei ricordare che, come in qualsiasi altra situazione, si tratta di accuse degli inquirenti e che è dovere di tutti ritenerle come tali in una normale dialettica democratica. Giudizi affrettati o conclusioni di qualsiasi genere sono fuori posto, nell’attesa doverosa che le indagini compiano il loro percorso per stabilire la verità”.

“Nessuno di noi – prosegue Simonelli – conosce alcun dettaglio della vicenda ed essere garantisti è un nostro preciso dovere sino all’ultimo grado di giudizio. C’è il rischio, altrimenti, di enormi danni reputazionali al sistema Serie A, e a tutto l’intero movimento calcistico italiano, con una narrazione distorta e una vera e propria gogna mediatica. Peraltro, nel merito, è noto che sia la Procura Federale che la Procura del CONI si siano mosse tempestivamente e si siano già espresse su alcuni punti dell’indagine. La giustizia ordinaria farà il suo corso, ma non possiamo ignorare il lavoro già svolto all’epoca dagli organi sportivi competenti, che si sono peraltro già attivati alla luce di nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare”.

“Abbiamo il dovere – conclude il presidente della Lega di Serie A – di garantire che il sistema calcio assicuri trasparenza e parità di trattamento, richiamando chiunque a evitare strumentalizzazioni che generano solo disinformazione. Confidando nel lavoro degli organi competenti, non può essere un avviso di garanzia a porre in discussione l’onestà intellettuale e il lavoro di un intero sistema. Se poi dovesse risultare che qualcuno ha sbagliato, sarà giusto che paghi. Ma giammai è consentito mettere in dubbio la credibilità e la regolarità del del sistema”.

MAROTTA: “L’INTER RIMARRA ESTRANEA ALLA VICENDA”

“Noi abbiamo appreso tutto dalla stampa. Le dichiarazioni e i comunicati che sono usciti ci meravigliano. Sappiamo di aver agito nella massima correttezza. Questa è la cosa più importante e che deve tranquillizzare tutti i tifosi. Di certo, non abbiamo arbitri graditi e direttori di gara non graditi. Sono certo che l’Inter rimarrà estranea alla vicenda”. Queste le parole di Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, ai microfoni di Sky Sport, poco prima della gara in trasferta contro il Torino.

“Lo scorso anno abbiamo avuto decisioni avverse e poi acclarate successivamente dai vertici arbitrali: penso, per esempio, al rigore non dato su Bisseck in occasione di Inter-Roma. Oggi, però, siamo qui per pensare a questa partita contro il Torino. Vogliamo cercare il prima possibile di portare a casa questo meritato scudetto”, ha aggiunto Marotta.


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