Lazio

il Lazio quarta regione per rischio economico. Roma la più colpita

L’Italia continua a fare i conti con una realtà sempre più evidente: il prezzo dei disastri naturali non è solo ambientale, ma profondamente economico. Ogni anno, il conto complessivo sfiora i 7 miliardi di euro.

In questo scenario, il Lazio si ritaglia un ruolo tutt’altro che marginale, con un’incidenza del 7,9% che lo colloca subito dietro le regioni più esposte come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Ma ciò che emerge con forza non è soltanto il rischio legato ai grandi eventi sismici, quanto piuttosto una trasformazione più silenziosa e insidiosa: la crescente frequenza di alluvioni e tempeste, fenomeni meno eclatanti ma sempre più costosi.

Un conto da oltre mezzo miliardo l’anno

Secondo le stime del report NRI, il Lazio affronta ogni anno un costo medio atteso di circa 554 milioni di euro legato a eventi catastrofali. Una cifra che racconta, più di ogni altra cosa, la vulnerabilità strutturale del territorio.

A pesare di più resta il rischio sismico, con 302 milioni di euro annui. Seguono le alluvioni, responsabili di danni per 165 milioni, mentre le tempeste convettive contribuiscono con ulteriori 87 milioni.

Una distribuzione che evidenzia come accanto ai rischi storici si stiano affermando nuove criticità legate al cambiamento climatico e alla fragilità del territorio.

Roma, epicentro economico del rischio

Il peso della Capitale è determinante. Roma concentra oltre il 72% del patrimonio regionale e da sola incide per il 78% sul rischio complessivo.

Non necessariamente perché sia l’area più pericolosa in senso assoluto, ma perché è quella dove si concentra la maggiore quantità di beni, infrastrutture e valore economico.

In altre parole, più che la probabilità dell’evento, è l’entità delle possibili perdite a fare la differenza.

immagine di repertorio

Province sotto pressione

Al di fuori della Capitale, il quadro si fa più articolato. Frosinone si distingue per l’elevata esposizione al rischio alluvionale, legata alla vulnerabilità dei bacini del Sacco e del Liri. Latina e la stessa Frosinone risultano invece tra le aree più sensibili dal punto di vista sismico dopo Roma.

Viterbo e Rieti, pur incidendo meno sul totale economico regionale, presentano criticità specifiche: qui il rischio si manifesta in forme più localizzate ma non per questo trascurabili, tra terremoti e fenomeni atmosferici intensi.

Dalla fotografia del rischio all’azione

I dati rappresentano ora una base operativa per la Regione Lazio. L’assessore alla Protezione Civile, Pasquale Ciacciarelli, ha sottolineato come queste analisi possano diventare uno strumento strategico per orientare le politiche future.

L’obiettivo è chiaro: rafforzare la prevenzione, migliorare la mappatura delle aree più esposte e pianificare interventi mirati che riducano la probabilità che i rischi si trasformino in danni concreti.

La sfida dei prossimi anni

Il vero banco di prova sarà trasformare numeri e previsioni in cantieri, opere e politiche efficaci. In gioco c’è la tutela di un patrimonio che rappresenta oltre l’8% di quello nazionale.

Perché se è vero che i grandi eventi fanno più rumore, sono spesso quelli meno visibili – le piogge intense, le esondazioni, le tempeste improvvise – a costruire, giorno dopo giorno, un costo sempre più difficile da ignorare.

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