Cala il sipario sull’affair Beatrice Venezi alla Fenice. Dopo mesi di polemiche la direttrice d’orchestra esce ufficialmente di scena
Il caso scoppia nel settembre 2025 quando la Fondazione Teatro La Fenice annuncia ufficialmente la nomina di Beatrice Venezi come Direttore Musicale. L’incarico, della durata di quattro anni, sarebbe dovuto iniziare il 1° ottobre 2026. La nomina scatena forti proteste da parte dei sindacati e dei professori d’orchestra, che criticano il curriculum della direttrice. Uno sciopero dei lavoratori porta all’annullamento della prima di Wozzeck. Nei mesi successivi i professori d’orchestra e tutte le maestranze della Fenice continuano lo stato di mobilitazione con il supporto stretto del pubblico: tra le diverse iniziative vengono create delle spillette gialle con una chiave di violino in segno di dissenso contro la nomina di Venezi.
Nonostante il clima incandescente, nel marzo 2026 il Consiglio d’indirizzo, presieduto dal sindaco Luigi Brugnaro, conferma la fiducia a Venezi, ratificando ufficialmente l’avvio del suo mandato per l’ottobre successivo. Alessandro Tortato, pianista, direttore d’orchestra e docente al Conservatorio Benedetto Marcello si dimette in aperta polemica con la decisione inedita di far passare dal consiglio di indirizzo la ratifica della nomina. La decisione di licenziamento matura negli ultimi giorni e diventa definitiva oggi, a seguito di recenti interviste rilasciate all’estero (in particolare al quotidiano argentino La Nación), in cui Venezi ha definito il teatro «in mano ai sindacati», e parlando dei professori regolarmente assunti con concorso come «un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».
A seguito di quest’ultima intervista, la Fondazione ha annunciato l’annullamento di ogni collaborazione futura. Grande la soddisfazione espressa dalle sigle sindacali del teatro.«La RSU della Fondazione Teatro La Fenice esprime soddisfazione per la decisione della Direzione di annullare le collaborazioni con la Maestra Beatrice Venezi», si legge nella nota. «Si tratta di un atto doveroso nei confronti di un’Istituzione d’eccellenza e delle sue maestranze, le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive della dignità del lavoro».
Le rappresentanze sindacali del teatro sottolineano come questo risultato sia «il frutto diretto della compattezza e dell’unità dimostrata da tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni reparto del Teatro ma anche del suo pubblico a cui siamo enormemente grati, e di una città come Venezia che lotta ogni giorno per la propria dignità».
Nella nota viene ricordata anche la solidarietà di tutte le Fondazioni liriche italiane e non, nonche delle più varie realtà culturali. «Siamo orgogliosi», conclude la RSU «di non aver abbassato mai nemmeno per un secondo il nostro sguardo a conferma che la cultura e la musica non hanno colori e non temono il confronto con la verità».
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