Lazio

Forte Prenestino, le parole del generale accendono lo scontro politico

Le parole arrivano durante l’inaugurazione del rinnovato Forte Aurelia, ma finiscono per accendere un dibattito ben più ampio.

Il generale Buratti, intervenendo sul futuro dei forti ottocenteschi che circondano Roma – un sistema di quindici strutture storiche – ha richiamato l’esperienza del Forte Prenestino, indicandola come esempio di valorizzazione “dal basso”.

Non un invito allo sgombero, ma piuttosto un riconoscimento della capacità di mantenere vivo un bene monumentale attraverso l’autogestione.

Un passaggio che non è passato inosservato. Se in alcuni ambienti della sinistra e nei movimenti antagonisti il riferimento è stato accolto con ironia, nel campo del centrodestra ha invece sollevato più di una perplessità.

Il deputato di Fratelli d’Italia Marco Perissa ha parlato apertamente di parole “sorprendenti”, chiedendo chiarimenti e sottolineando come dichiarazioni di questo tipo, provenienti da un rappresentante delle istituzioni, rischino di alimentare una lettura indulgente di situazioni irregolari.

Al centro della polemica c’è il nodo della gestione del patrimonio pubblico. I forti di Roma, infatti, appartengono allo Stato o al Comune, e il caso del Prenestino – occupato da quasi quarant’anni e trasformato in spazio culturale autogestito – continua a dividere. Da un lato c’è chi ne sottolinea il valore sociale e la capacità di rigenerare un’area, dall’altro chi lo considera un simbolo di illegalità tollerata.

Il confronto si inserisce in una riflessione più ampia sul destino delle architetture militari della Capitale.

Da una parte il modello istituzionale, rappresentato proprio dal Forte Aurelia, recuperato e restituito alla città attraverso un percorso pubblico; dall’altra quello del Forte Prenestino, cresciuto nel tempo come realtà alternativa, con attività culturali, spazi sociali e una rete radicata nel territorio.

Due visioni opposte che si incontrano – e si scontrano – sul terreno della città contemporanea. Per Buratti, la capacità di queste strutture di sopravvivere e reinventarsi, anche grazie a forme spontanee di gestione, rappresenta un valore. Per una parte della politica, invece, resta una questione irrisolta sul piano della legalità e del rispetto delle regole.

Un equilibrio delicato, che torna al centro del dibattito ogni volta che si parla del futuro dei forti romani e del modo in cui la città sceglie di prendersi cura del proprio patrimonio.

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