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Migranti, proposta choc da Parigi: “Mettere la Spagna al bando”

La regolarizzazione di mezzo milione di migranti in Spagna non è vista di buon occhio in Europa, perché la paura è che questi “nuovi spagnoli” possano utilizzare il documento iberico per spostarsi liberamente sul territorio europeo. In realtà la Spagna ha rassicurato su questo aspetto, sottolineando che i documenti di soggiorno sono validi solamente per la Spagna e non in altri Paesi europei ma, secondo la legge, il beneficiario può viaggiare negli altri paesi dell’area Schengen per motivi di turismo per un massimo di 90 giorni ogni 180 ma, dopo 5 anni, il migrante può richiedere il “permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo” e già questo basta per creare allarme nel resto dell’Unione che, a differenza della Spagna, sta andando in un’altra direzione.

Bruno Retailleau, ex ministro dell’interno, segretario del partito neogollista Les Républicains e candidato della destra nella corsa all’Eliseo del prossimo anno, intervistato da LCI ha chiesto di mettere la Spagna di Pedro Sanchez “al bando delle nazioni” perché, dice, “non possiamo sopportare una tale massiccia regolarizzazione”. La Francia ha buone ragioni per preoccuparsi, essendo il Paese di prossimità della Spagna insieme al Portogallo, rischiando quindi di vedere le frontiere dei Pirenei come nuovi varchi per un esodo di massa verso il resto dell’Europa o il Paese stesso. Per questo motivo ha annunciato che, nel caso in cui dovesse vincere la corsa all’Eliseo, verranno ripristinati i controlli sul confine franco-iberico. Una scelta drastica e non del tutto risolutiva ma è l’unica soluzione che la Francia ha per impedire lo spostamento di enormi masse di migranti ormai regolarizzati tra qualche anno.

Il rischio di un effetto domino è concreto e le diplomazie europee guardano con sospetto a una mossa che, pur essendo formalmente limitata ai confini iberici, finisce inevitabilmente per riflettersi sulla tenuta dell’intero spazio comune. Se è vero che il permesso di soggiorno nazionale non equivale alla cittadinanza, è altrettanto vero che la prospettiva dei cinque anni per ottenere il titolo di lungo periodo rappresenta un magnete formidabile per chi vede nella Spagna non una destinazione finale, ma una testa di ponte verso il welfare del Nord Europa. Ed è altrettanto vero che se anche la sanatoria era valida solo per gli stranieri che si trovavano già in Spagna, tanti ora stanno cercando di raggiungere il Paese per ricongiungimenti e per sperare in una nuova misura simile.

Una regolarizzazione di questa portata rischia di essere interpretata come una sanatoria permanente, vanificando gli sforzi di Bruxelles per una gestione concordata e restrittiva dei flussi migratori. Mentre il nuovo Patto UE sulla Migrazione punta sulla responsabilità e sui rimpatri, Madrid sceglie la strada della regolarizzazione unilaterale, creando un precedente che mette a nudo la fragilità dell’Unione.


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