Dreamcrush: Un’aurora boreale post-metal :: Le Recensioni di OndaRock
Il blackgaze non e’ mai stato così raggiante come per lo è per i Møl. La positività che il sound dei danesi raggiunge in questo terzo disco, intitolato “Dreamcrush”, è però inedita anche per loro stessi. Sin dall’abbrivio dell’album, nominato con coerenza “Dream” (“Crush” è invece il titolo della muscolosa chiusura), si viene immersi in una dimensione onirica. Le tastiere eteree, il drumming felpato e le chitarre che anelano al cielo risplendono dei colori dell’aurora boreale e, anche se a un certo punto i riff si inferociscono e interviene lo scream di Kim Song Sternkopf, scrollarsi la polvere di sogno di dosso e’ impossibile.
Con la sua ricercasi di un’estasi post-metal, “Young” e’ il brano del lotto più legato al metal estremo e, di riflesso, alla formula dei numi tutelari Deafheaven. Anche qui, però, il bagno di luce che investe la tormenta di chitarre nero pece e’ ben più potente che in qualsiasi altra composizione blackgaze. Il quintetto situa un altro agguato simile verso il finale con “Mimic”, brano che ronza con l’intensità di uno sciame di calabroni, ma in quanto a metal estremo duro e puro è più o meno tutto qui.
Ovunque altrove, “Dreamcrush” è un gioco dinamico e pimpante tra componenti di natura disparata. Non avesse un incipit e degli intermezzi smaccatamente black metal, “Sma Forlis” sarebbe a tutti gli effetti un brano new wave, con Sternkopf che sfodera un crooning enfatico a-là Ian McCulloch; mentre “Favour”, costruita su fondamenta di synth e dettagli d’archi, incontra il romanticismo decadente di Dead Can Dance e Cocteau Twins.
“Garland” è il risultato più prezioso di quest’attitudine che rifugge i confini: una mescola di urla laceranti e tastiere danzanti, ritmiche spietate e ariose strofe gothic rock. A tratti “Dreamcrush” sembra dimenticarsi di essere un disco di metal estremo, non si vergogna di frangenti smaccatamente (dream)pop e di addivenire accessibile a più orecchi del previsto. A questa maggior apertura a soluzioni e ascoltatori non coincide però alcuna semplificazione di sorta, la maestria richiesta per gestire tale zibaldone di influenze è invero enorme.
Per ogni metalhead intransigente che volterà la faccia in un’altra direzione, grazie a “Dreamcrush” i Møl incontreranno i favori di nuovi proseliti abbagliati da un’opera potente e luminosa come l’incantesimo di uno stregone grigio.
05/02/2026




