Abruzzo

“I disegni dei minori non hanno valore scientifico”


Nuovo intervento sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, la vicenda giudiziaria che da mesi richiama l’attenzione pubblica in Abruzzo. A esprimersi questa volta è l’avvocato Giorgio Vaccaro del foro di Roma, che critica alcuni passaggi contenuti nella relazione depositata dalla consulenza tecnica d’ufficio del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Nel mirino del legale ci sono i riferimenti ai disegni realizzati dai bambini, richiamati nella bozza della Ctu. “Da vent’anni tutta la comunità scientifica dice che i disegni non possono essere usati in modo scientifico, in quanto le interpretazioni non sono costanti, non sono comuni e non sono condivise”, ha dichiarato Vaccaro all’Ansa.

L’avvocato, docente di Diritto e procedura civile nel corso di psicologia clinico-giuridica dello Iusve Campus di Verona ed esperto per Il Sole 24 Ore in diritto di famiglia, richiama la normativa introdotta con la riforma Cartabia.

“Questa vicenda nasce sotto l’egida della riforma Cartabia – spiega – quindi anche la Ctu deve svolgersi seguendo le nuove indicazioni previste dall’articolo 473 bis.25. Nella consulenza psicologica le valutazioni su profili e personalità delle parti sono consentite solo nei limiti in cui incidano direttamente sulle capacità genitoriali”.

Secondo Vaccaro, inoltre, “le indagini sono consentite solo se fondate su metodologie e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica. E i disegni non vi rientrano”.

A sostegno della propria posizione, il professionista ricorda anche un suo studio pubblicato nel 2009 sulla rivista Guida al Diritto del Sole 24 Ore, dedicato proprio alla corretta interpretazione dei disegni dei minori.

“Esistono troppe regole empiriche per attribuire una valenza scientifica a un disegno piuttosto che un’altra – aggiunge – per questo la comunità scientifica si è data criteri precisi in un ambito così soggettivo”.

Vaccaro sottolinea infine come, sempre secondo la normativa vigente, ogni consulenza tecnica debba distinguere chiaramente i fatti dalle valutazioni formulate. Un principio che, a suo avviso, rende ancora più delicato l’utilizzo di strumenti non universalmente riconosciuti.


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