Muore in moto a 18 anni: rinviato a giudizio l’automobilista

di Enzo Beretta
Il giudice per l’udienza preliminare Margherita Amodeo ha rinviato a giudizio un automobilista di 29 anni accusato di omicidio stradale per la morte di Giovanni Spedaletti Trabalza, 18enne di Torgiano deceduto il 9 novembre 2024 in seguito a un incidente avvenuto in via Ferriera, in direzione Ponte San Giovanni. Per l’imputato il processo inizierà il 23 settembre davanti al giudice monocratico Giuseppe Narducci. La decisione è arrivata al termine dell’udienza preliminare celebrata questa mattina, al termine della quale i difensori hanno ribadito la propria linea, escludendo il ricorso a riti alternativi e annunciando battaglia nel dibattimento.
Accusa Secondo la ricostruzione della Procura di Perugia, rappresentata dal pubblico ministero Laura Reale, il 29enne, alla guida di una Fiat Panda, avrebbe provocato l’incidente «per imprudenza, negligenza, imperizia e colpa specifica». In base all’impostazione accusatoria l’uomo, mentre percorreva via Ferriera, strada a doppio senso di marcia con una corsia per direzione, avrebbe effettuato una svolta a sinistra nei pressi dell’incrocio con Ponte San Giovanni, urtando il motociclo condotto dal giovane che stava sopraggiungendo nella stessa direzione di marcia. Il motociclista – secondo quanto ricostruito – stava effettuando un sorpasso impegnando la corsia opposta a velocità sostenuta, stimata in circa 85 chilometri orari. A seguito dell’impatto il 18enne venne sbalzato dal mezzo, riportando lesioni gravissime che ne determinarono la morte poco dopo il trasporto in ospedale.
Difesa Una dinamica che la difesa contesta in maniera netta, sostenendo una lettura alternativa fondata sui dati tecnici acquisiti nel corso delle indagini. Gli avvocati Marco Gentili e Nicola Barocci, al termine dell’udienza, hanno dichiarato: «Non abbiamo chiesto il rito abbreviato all’udienza preliminare perché siamo certi di dimostrare l’innocenza del nostro assistito nel dibattimento. Dai dati oggettivi emerge che ha effettuato la svolta a circa 18 km/h, come rilevato dalla scatola nera, in piena sicurezza e nel rispetto delle regole». Secondo i legali, infatti, il motociclista viaggiava a una velocità ben superiore ai limiti consentiti e stava effettuando un sorpasso vietato in prossimità di un incrocio e con doppia striscia continua, circostanze che renderebbero la sua condotta «imprudente» e «oggettivamente pericolosa». La difesa sottolinea inoltre come i dati relativi all’auto indichino una manovra «lenta e progressiva», incompatibile con l’ipotesi di una svolta improvvisa, e richiama anche il punto d’impatto tra i mezzi, ritenuto indicativo di una manovra già in fase avanzata. Elementi che, secondo i difensori, mettono in discussione la ricostruzione accusatoria e che saranno al centro del confronto dibattimentale, con l’obiettivo di escludere la responsabilità penale dell’imputato.
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