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King Tuff – Moo | Indie For Bunnies

Il re è ritornato e lo fa con questo suo sesto LP, appena uscito per MUP Records / Thirty Tigers a tre anni di distanza dal precedente, “Smalltown Stardust“.

Il disco è stato prodotto dallo stesso Kyle Thomas, titolare del progetto, e registrato con lo stesso Tascam 388 multi-track usato per il suo debutto “For Dead”: King Tuff lo ha recuperato (dopo quattordici anni) nella casa dei suoi genitori in Vermont, lo ha fatto riparare e lo ha portato con sé a Los Angeles e, fin dalla prima canzone che ha registrato, la opening-track “Twisted On A Train”, è rimasto impressionato dalla qualità del suo suono.

Credit: Wyndham Garnett

Stando a quanto lo statunitense scrive nella press-release, “Moo” è l’ultimo materiale fatto in California, prima di tornare nel nativo Vermont, ma allo stesso tempo è un disco composto per la maggior parte da canzoni d’amore, visto che, pochi mesi prima, Thomas si era innamorato.

“Moo”, però, non segna solo il suo ritorno nel suo stato natale, ma anche il ritorno al suo vecchio amore, il garage-rock, dopo due dischi diversi e più spinti verso sonorità psichedeliche e gentili, Kyle ha preferito portarsi di nuovo verso le belle e rumorose melodie rock disegnate con la sue sei corde piene di distorsioni e tanta energia, occupandosi praticamente di tutte le parti del processo creativo, dalla scrittura alla strumentazione, dalle registrazioni al mastering.

Partiamo nella nostra breve analisi proprio con la già citata “Twisted On A Train”, principale singolo di questo disco e puro momento di divertimento con i pulsanti riff della chitarra di King Tuff che scatenano l’anima rock dello statunitense, supportato da un drumming altrettanto energico, mentre le sensazioni melodiche sono davvero ottime e il coro si fa irresistibile.

Più avanti “Oil Change” ci porta verso un rock dai profumi nostalgici e allo stesso divertenti ed elettrizzanti, dove non possiamo fare a meno di notare un ottimo lavoro della batteria, mentre la sua Gibson SG disegna linee melodiche eccellenti e accattivanti.

Al contrario dei Led Zeppelin la cui Stairway portava in Heaven, quella del re porta “Nowhere”, utilizzando chitarre sia acustiche che elettriche: dopo un lungo intro, King Tuff riesce a costruire un suono ampio ed eccitante, con uno spunto pop molto piacevole.

Se “Unglued” torna a toccare territori più folky con tocchi più acidi e psichedelici, ricordando un po’ il suo lavoro precedente, “Delusions” è, invece, garage-rock puro con grandi lavori della rumorosa Gibson di Thomas e ritmi molto alti.

Davvero un altro buon disco per King Tuff che, come dicevamo anche più sopra, è tornato a fare quello che più gli piace e ovviamente il talento e la qualità non gli mancano: long life to rock ‘n roll! Sempre!


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