Basilicata

Sciolto per mafia il Comune di Soriano Calabro

Sciolto per mafia il Comune di Soriano Calabro: la decisione del Consiglio dei ministri. Si tratta della terza volta. Il centro delle Preserre Vibonesi torna sotto i riflettori dello Stato dopo le ultime due imponenti operazioni antimafia


VIBO VALENTIA – “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, in considerazione degli accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa, ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Soriano Calabro (Vibo Valentia) e l’affidamento della gestione del Comune a una commissione straordinaria per la durata di diciotto mesi”.

Se da un lato il comunicato del Consiglio dei ministri può apparire scarno, dall’altro assume una valenza rilevante in un centro, qual è appunto quello di Soriano, che solo pochi giorni addietro è stato teatro di due imponenti operazioni antimafia. Adesso lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata nella vita gestione dell’ente locale guidato dal sindaco Antonino Denardo – a circa due anni dal suo insediamento – rappresenta un ulteriore elemento di come, secondo le risultanze della commissione d’accesso agli atti insediatasi il 4 luglio del 2025, e prorogata a fine anno, i clan avessero messo le mani anche sulla massima istituzione locale.

L’INIZIO DELL’ATTIVITA’ INVESTIGATIVA

Ad inviare l’organismo investigativo al Comune era stato il prefetto Anna Aurora Colosimo con l’obiettivo di accertare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose nell’attività dell’attuale amministrazione.
La decisione era arrivata a seguito di elementi ritenuti meritevoli di approfondimento da parte della Prefettura, in base alla normativa prevista dall’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali. I funzionari hanno scandagliato per sei mesi l’attività degli uffici per passare al setaccio atti e procedure dell’ente, al fine di verificare la sussistenza di legami diretti o indiretti con la criminalità locale.

Un provvedimento che assumeva un significato ancora più rilevante alla luce del recente passato di Soriano Calabro. Il Comune, infatti, era stato sciolto nel 2021 per presunte infiltrazioni mafiose durante il mandato dell’allora sindaco Vincenzo Bartone. Ne era seguito un commissariamento durato due anni, fino alle elezioni amministrative del 2024 che avevano portato all’insediamento della Guinta De Nardo. Ma non si trattava della prima volta che lo Stato interveniva in maniera radicale sulla vita amministrativa del Comune delle Preserre. Nel 2006 infatti il primo scioglimento quando alla guida dell’ente vi era il sindaco Domenico Ioppolo.

L’INCHIESTA “DOPPIA CURVA”

Che l’attenzione della Prefettura e degli investigatori di Vibo fosse ormai focalizzata fissa sul Comune sorianese era chiaro dopo quanto emerso nell’inchiesta “Doppia Curva”, avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Il fascicolo, che indaga sui presunti legami tra ‘ndrangheta e tifo organizzato milanese, ha già provocato le dimissioni di Filippo Monardo, 49 anni, imprenditore dolciario e consigliere del vicino Comune di Sorianello, dopo essere chiamato in causa da un collaboratore di giustizia.

Il collegamento tra l’inchiesta e Soriano si basava sulle dichiarazioni di Andrea Beretta, ex capo ultras dell’Inter, arrestato per l’omicidio di Antonio Bellocco, esponente di spicco del clan Bellocco di Rosarno. Beretta aveva riferito di presunti rapporti tra Monardo, la sua azienda e Antonio Bellocco, nonché del soggiorno nel Comune delle Preserre di personaggi come Marco Ferdico, altro protagonista del tifo organizzato imputato nell’indagine dei pm milanesi. Le accuse non si limitavano alle vicende nazionali: secondo l’ordinanza della Dda di Milano, vi sarebbe una segnalazione sull’esistenza di legami tra personaggi legati alle curve e figure della criminalità locale, collegando Soriano a un possibile centro operativo per affari illeciti.

Il caso aveva destabilizzato l’amministrazione di Soriano e alla luce delle pressioni mediatiche generate, la 25enne presidente del Consiglio comunale, Francesca Monardo, cugina di Filippo, aveva rassegnato le dimissioni, pur non essendo indagata, definendo la vicenda “avulse” alla sua persona ma “dannosa per l’immagine del paese”.
A questo si sono aggiunte le ulteriori risultanze della commissione d’accesso agli atti le cui motivazioni saranno rese note nei prossimi giorni.


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