Woolrich lascia Bologna, la rabbia dei lavoratori

“Questa è la nostra storia… finita in un bidone della spazzatura”. È un’immagine forte quella scelta dai lavoratori di Woolrich per raccontare la fine della loro esperienza nell’azienda: tessuti, campioni e anni di lavoro gettati via. Una lettera di cui BolognaToday ha avuto copia e che restituisce tutta l’amarezza per la conclusione di una vertenza che ha coinvolto oltre cento persone tra Bologna e Milano. “Siamo arrivati alla fine e, per certi versi, si sente quasi un senso di sollievo perché la tensione era diventata insostenibile. Ma quello che resta, prima di tutto, è tanta rabbia”, scrivono i lavoratori. Il primo settembre alcuni dipendenti hanno sottoscritto nella sede di Confindustria i verbali di conciliazione sulla base dell’accordo raggiunto nei mesi scorsi.
“Una decisione presa sopra la testa di oltre cento persone”
Il cuore della lettera è un’accusa durissima nei confronti delle scelte aziendali. “Hanno preso una decisione drastica sopra la testa di oltre 100 persone e delle loro famiglie, senza muovere un dito per capire se ci fossero alternative per salvare lo stabilimento e chi lavora a Bologna”. Secondo i dipendenti, quanto accaduto confermerebbe un timore presente fin dall’inizio della vertenza: “L’unico obiettivo reale era prendersi il marchio e lasciare a casa tutti quanti”. I lavoratori parlano di un’operazione concentrata sul brand e denunciano l’assenza, a loro giudizio, di un piano industriale capace di salvaguardare professionalità e occupazione.
“Doveva essere un anno, si è ridotto a sei mesi”
Nel mirino finisce anche la gestione della fase di uscita. I lavoratori sostengono che all’esterno sarebbe stato prospettato un anno per accompagnare la transizione, mentre nella pratica i tempi si sarebbero fortemente accorciati. “Le buone uscite sono state strutturate con scadenze per metterci fretta e farci firmare. Così quello che doveva essere un anno si è ridotto, nei fatti, a soli sei mesi”, si legge nella lettera. Una ricostruzione che si accompagna alla rivendicazione del lavoro svolto fino all’ultimo giorno. I dipendenti raccontano di avere continuato a garantire il passaggio delle consegne ai colleghi di Torino, pur sostenendo che competenze maturate nell’arco di decenni non possano essere trasferite in pochi mesi.
“Contattati singoli lavoratori per farli restare”
C’è poi un altro passaggio particolarmente duro. Secondo quanto raccontato nella lettera, mentre nei confronti ufficiali con i sindacati l’azienda avrebbe mantenuto una posizione rigida, alcuni dipendenti sarebbero stati contattati individualmente con proposte per prolungare la loro permanenza. I lavoratori sostengono inoltre che sarebbero state richiamate anche persone già uscite dall’azienda per chiedere un supporto. Si tratta della ricostruzione fornita dai dipendenti nella lettera, che attribuiscono questi episodi alle difficoltà incontrate nel trasferimento delle attività.
“Bologna perde un patrimonio di competenze”
La conclusione della lettera guarda soprattutto a quello che, secondo i lavoratori, Bologna sta perdendo con il trasferimento delle attività. “Bologna perde un marchio storico dell’outerwear e un patrimonio di persone e competenze enorme. Questa non è l’imprenditoria di cui ha bisogno il Paese, ma solo una gestione cinica, distante e arrivista”. “Noi usciamo a testa alta per come ci siamo comportati e per la qualità del nostro lavoro – concludono – ma è giusto che la città sappia esattamente come sono andate le cose”.
La UILTuCS: “Abbiamo difeso i lavoratori”
La conclusione della vertenza è accompagnata anche da un duro confronto tra UILTuCS e una manager di Woolrich anche lei licenziata. In un comunicato del primo settembre, il sindacato replica alle dichiarazioni di una manager dell’azienda che, secondo UILTuCS, avrebbe attribuito all’organizzazione un atteggiamento “irresponsabile” nella gestione della delocalizzazione delle sedi di Bologna e Milano verso Torino. La UILTuCS rivendica invece, insieme a Filcams Cgil e Fisascat Cisl, il risultato della trattativa. Secondo il sindacato, il confronto avrebbe consentito di superare l’ipotesi iniziale di un trasferimento generalizzato delle maestranze e di ottenere condizioni economiche più favorevoli per i trasferimenti e uscite incentivate parametrate anche all’anzianità di servizio. “Abbiamo difeso il lavoro, abbiamo migliorato le condizioni per chi è stato costretto a lasciare l’azienda e abbiamo salvaguardato una parte dell’occupazione”, sostiene la UILTuCS, ricordando comunque che molti lavoratori hanno ormai lasciato definitivamente l’azienda. Il sindacato annuncia infine che valuterà se tutelare “in altre sedi” la propria rispettabilità e immagine rispetto alle dichiarazioni contestate. Una nuova coda polemica di una vertenza che, per molti lavoratori bolognesi, si chiude invece con un’immagine molto più concreta: anni di lavoro, campioni e tessuti finiti in un bidone della spazzatura.
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