Mondo

Kuleba: “Putin non è uno stratega, ci bombarda per sopravvivere ed è pronto ad un’altra invasione”

La scorsa notte a Kiev è stato un altro inferno. La Russia attacca, l’Ucraina è sempre meno difesa. Putin non vuole fermarsi. «Continuerà a combattere perché gli serve per sopravvivere. Siamo diventati un poligono di tiro per i missili balistici russi», dice Dmytro Kuleba, l’ex capo della diplomazia ucraina che alcuni vorrebbero a rappresentare gli interessi del suo paese in guerra nel posto più complicato: Washington.

Kuleba, come sta?

«Avrei potuto stare meglio. Abbiamo passato una notte davvero terribile».

Nonostante il malcontento crescente a Mosca, Putin non arretra. Prepara una nuova escalation?

«Il concetto di escalation non spiega il pensiero di Putin. Lui fa quello che sta facendo dal 2022: intensificare le ostilità. Continuerà a fare pressione contro l’Ucraina e contro il resto d’Europa perché questo è l’unico modo che ha per mantenere in vita il suo regime e se stesso».

Secondo l’Economist teme per la sua incolumità fisica, dovesse perdere la guerra.

«Mi dispiace profondamente che ci siano voluti anni e tonnellate di sangue a persone così intelligenti per capire come ragiona Putin».

C’è davvero il rischio di una nuova offensiva di terra in direzione di Kiev e Chernihiv?

«Si, ma ripeto bisogna capire che Putin non è uno stratega. È un opportunista. Se dovesse vedere l’opportunità di invadere nuovamente l’Ucraina da nord o di attaccare un Paese Nato in Europa, la coglierà al volo. È aperto a tutte le opzioni e ne sceglierà una solo se ritiene di poter avere successo».

E dunque che fare?

«Essere chiari, a parole e nei fatti, sul messaggio: non avrà successo e adeguare le nostre politiche di conseguenza. In questo modo non invaderà più l’Ucraina da nord e dovrà accantonare il suo piano di mettere alla prova la resistenza della Nato».

L’Ucraina ha ancora i mezzi per difendersi?

«Non mi aspetto un crollo delle difese ucraine, anche se Putin decidesse di aprire un altro fronte da nord. Ma, naturalmente, il prezzo per i militari e per i civili aumenterà».

Quanto ha inciso lo stop di Trump alla costruzione dei Patriot?

«L’effetto è evidente. Sparano e noi assistiamo impotenti mentre colpiscono i bersagli, uccidono civili, distruggono infrastrutture. Un tempo l’Ucraina era un campo di battaglia semi-difeso contro gli attacchi aerei. Oggi è diventata un poligono di tiro per i missili balistici russi. Si può sparare dove si vuole, perché non ci sono mezzi per intercettarli».

La preoccupa la carenza di munizioni degli Stati Uniti?

«Noi europei dovremmo essere preoccupati tutti perché nessuno ha ancora le capacità per rimpiazzare le scorte americane».

Il presidente Zelensky ha parlato di un piano di pace concordato con gli Stati Uniti e l’Europa, che prevede il ritiro delle truppe e la creazione di un’area economica libera. Ma esiste davvero un canale diplomatico in questa fase?

«Esiste certamente un canale tra l’Ucraina, gli Stati Uniti, l’Europa in senso lato e la Russia. Ma non c’è diplomazia perché Putin crede di poter vincere tutto sul campo di battaglia. Usa la diplomazia come cortina fumogena, per presentarsi come un partner costruttivo e per testare quanto può vincere al tavolo diplomatico. Ma non vedo negoziati. Putin combatterà guerre di diversa portata fino all’ultimo respiro perché ha trovato estremamente conveniente mandare la Russia in guerra. Gli offre una base ideologica. Gli permette di stringere le maglie della repressione e di consegnare l’economia alla sua cerchia ristretta. La cosa migliore che possiamo fare è limitare la sua capacità di condurre guerre mettendo fuori combattimento la sua industria della difesa, i suoi satelliti. Ma il massimo che possiamo ottenere con lui è una tregua, non una pace duratura».

Dopo il ministro delle Finanze russo al G20 possiamo aspettarci Putin al prossimo summit?

«È così ossessionato dalla sua sicurezza personale che dubito che si recherà negli Stati Uniti».

Quanto aiuto sta arrivando dall’America in Ucraina?

«Al momento, l’unico sostegno tangibile è la condivisione di informazioni di intelligence».

Sarà lei il prossimo ambasciatore ucraino a Washington?

«In un momento così delicato al presidente deve essere data piena libertà di scelta».

In Ucraina non è ancora momento di elezioni?

«No, perché l’opinione pubblica non le vuole».

L’ex ministro della Difesa Fedorov è diventato consulente del nostro ministro della Difesa. Una scelta opportuna?

«Ci sono opinioni diverse in Ucraina sul fatto che una persona in possesso di informazioni molto sensibili sia al servizio di un altro governo, sebbene si tratti di un governo amico. Bisogna fare ciò che si ritiene meglio per il proprio Paese».


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »