Trump insiste: “Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ribattezzarlo con il mio nome”
Dopo il lago Ontario e il Golfo del Messico, Donald Trump torna alla carica con l’idea di dare il suo stesso nome allo Stretto di Hormuz. Già lo scorso aprile il tycoon aveva avanzato la stessa idea, scatenando l’indignazione del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “Ora che è sotto il controllo americano, possiamo cambiare il nome Stretto di Hormuz in Stretto di Trump?”, scrive il presidente statunitense sul suo social Truth.
Il cambio in suo onore viene giustificato nello stesso post così: “Come l’America stessa, sarebbe più caldo che mai”. Un’affermazione che non passa inosservata, dato che da mesi gli occhi di tutto il mondo sono puntati su questo corridoio strategico e ormai anche i poco esperti in geografia sanno dov’è Hormuz e in che modo impatta sulle proprie vite, visto che la guerra scatenata da Usa e Israele ha finito per avere impatti economici sui prezzi dell’energia e, a catena, su diverse altre categorie di prodotti.
Due giorni fa i cittadini statunitensi hanno visto sui propri dispositivi il cambio di nome del lago Ontario in lago d’America. Tutto ciò senza il minimo sforzo, basta avere il favore delle Big Tech. Continua a riproporsi la stessa dinamica del 7 gennaio quando Trump, promettendo una “nuova età dell’oro per gli Stati Uniti”, ha ribattezzato il Golfo del Messico in Golfo d’America. In entrambi i casi la modifica avviene solo negli Stati Uniti; ma cambiare il nome alle cose non è un effimero procedimento di forma, ma rappresenta la volontà, ormai non troppo nascosta, di prenderne il possesso.
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