Puglia

travolta da rifiuti ed erbacce. Spunta un cartello: “Incivili”

Attorno a Villa Giustiniani, la storica ‘casa rossa’ di via Omodeo a Bari, il verde superstite pare aver alzato bandiera bianca contro l’inciviltà: rami secchi, aiuole soffocate, vegetazione fuori controllo e, soprattutto, rifiuti ovunque. L’ultima protesta è comparsa in forma di cartello, secco e inequivocabile: “Incivili”. Una parola sola, ma sufficiente a raccontare il presente di uno dei luoghi più riconoscibili e dimenticati del quartiere San Pasquale.

Villa Giustiniani, detta anche ‘casa rossa’, sorge tra via Fanelli e largo Omodeo: una dimora di fine Ottocento legata a Vittorio Giustiniani, giurista barese, ma costruita su un’area molto più antica, dove tra il IX e il XII secolo sarebbe sorta una grancia benedettina di San Nicola fuori le mura. Sotto l’edificio, vincolato negli anni ’80 e acquisito dal Comune nel 2017, si conserva un ipogeo tardoantico con sei ambienti, ritenuto un bene storico-archeologico da tutelare. Non un rudere qualsiasi, dunque, ma un piccolo scrigno storico-archeologico rimasto per troppo tempo chiuso, murato, osservato da lontano e lasciato a invecchiare più per dimenticanza che per destino. Infatti, almeno per un momento, la ‘casa rossa’ ha più fortuna al cinema che nella manutenzione urbana: nel 2019 fu tra le location de ‘La vita davanti a sé’, il film di Edoardo Ponti con Sophia Loren. Un passaggio da set internazionale, insomma; peccato che, spenti i riflettori, la scena sia tornata subito al suo genere preferito: realismo dell’abbandono.

Negli anni l’area è diventata il simbolo di un recupero sempre annunciato e mai davvero percepito dai residenti. Dopo l’acquisizione da parte del Comune, si è parlato di riqualificazione del giardino, ristrutturazione dell’immobile, valorizzazione degli ipogei e persino di una futura funzione culturale, come biblioteca o spazio di aggregazione. Intanto, però, la quotidianità racconta altro: erbacce, accessi difficili, segni di vandalismo, alberi bruciati o seccati, resti abbandonati e una sensazione di sospensione permanente. Come se la villa fosse rimasta ferma al semaforo rosso della burocrazia, mentre attorno il quartiere continua a correre.

A complicare il quadro ci sono anche i lavori del Brt, il Bus Rapid Transit, che in via Omodeo hanno acceso nuove tensioni. Le cronache locali hanno raccontato la rabbia dei residenti, alle prese con cantieri, passaggi pedonali ridotti, difficoltà di accesso ai palazzi e timori per sicurezza e viabilità. In particolare, attorno al civico 18 di via Omodeo alcuni abitanti sono scesi in strada per fermare i lavori, denunciando strettoie ingestibili e disagi quotidiani. Sullo sfondo resta poi la protesta più ampia di commercianti e cittadini del Municipio 2, preoccupati per la perdita di posti auto: da qui anche la proposta, avanzata da chi contesta il progetto, di trasformare l’area della ‘casa rossa’ in un parcheggio. Un’idea che riassume bene il cortocircuito del quartiere: da un lato un bene storico da recuperare, dall’altro l’emergenza sosta che spinge qualcuno a immaginarlo come una toppa d’asfalto contro i disagi del Brt. Il rischio, senza soluzioni adeguate, è che la nuova mobilità finisca per sembrare una cura somministrata con il bugiardino scritto in piccolo.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa grottesca. Perché mentre si discute di fermate, corsie preferenziali, parcheggi e futuro urbano, ai piedi della villa il presente ha l’odore poco poetico dell’immondizia. Negli ultimi tempi ai rifiuti già noti si sarebbero aggiunti buste della spesa, resti di cibo, bottiglie di plastica, cartoni di birra bruciati e mai rimossi, tende da campeggio abbandonate: un inventario dell’inciviltà che sembra compilato da un curatore museale del degrado. Solo che qui il museo è all’aperto, l’ingresso è gratuito e la collezione cresce senza bisogno di patrocinio.

Il cartello “Incivili” comparso tra gli alberi funziona allora come una minuscola conferenza stampa vegetale. Non ha microfoni, non ha comunicati, non ha hashtag: ha solo una parola. Ma quella parola pesa più di molte promesse. Sembra dire che la pazienza è finita, che anche gli alberi — dopo aver resistito a incuria, fuoco e sacchetti — hanno deciso di mettere nero su bianco ciò che i residenti ripetono da anni: Villa Giustiniani non può essere ricordata solo quando si parla di progetti, vincoli e finanziamenti. Va salvata anche dal quotidiano assedio dei rifiuti, prima che la “casa rossa” diventi definitivamente la mascotte ironica di una città che sogna la mobilità del futuro, ma inciampa ancora in una busta di plastica lasciata per terra.




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