Trentino Alto Adige/Suedtirol

Transdolomites: bisogna fare di più contro le stragi sulle strade – CRONACA



L’impegno di Transdolomites sul tema della mobilità e turismo sostenibile mette tra le priorità la sicurezza stradale e più in generale il “costo sociale della mobilità”, ossia il prezzo che la società paga all’annoso problema di quanto avviene sulle strade in Italia e Unione europea.

La prossima iniziativa è prevista venerdì 29 maggio dalle 9 alle 12.30 a San Giovanni di Fassa, nella caserma dei vigili del fuoco volontari di Pozza di Fassa in località Pera, che hanno condiviso la proposta. Come riporta l’invito alla giornata, nella Ue i morti su strada nel 2025 sono diminuiti del 3% e in Italia del 4% (fonte Ansa).

Nel 2025 però sono state circa 19.400 le vittime complessive e i progressi restano ancora lontani dall’obiettivo Ue di dimezzare morti e feriti gravi entro il 2030.

Per ogni vittima si stimano circa cinque feriti gravi, per un totale di circa 100.000 persone che ogni anno hanno bisogno di cure anche costose e sopportano gravi conseguenze nella loro vita associate a scontri, investimenti, eccetera. «Nelle città le vittime sono in gran parte utenti vulnerabili, come pedoni, ciclisti e conducenti di veicoli a due ruote, che rappresentano il 70% dei decessi. Preoccupa la quota elevata di giovani tra i 18 e i 24 anni e di over 65».

Guardando al Trentino, si sottolinea che i numeri sono allarmanti: un morto ogni 12 giorni, il dato del 2024 indica 38 decessi, 1.720 feriti e un totale di 1.308 incidenti stradali.

I giovani sono quelli che pagano il prezzo più alto ma, nonostante il bilancio quotidiano raccontato dalle cronache, pare che la lezione sia difficile da imparare.





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Transdolomites denuncia «il fenomeno della violenza stradale fatta di arroganza, prepotenza, mancanza di rispetto delle regole, costante rimozione della memoria degli avvenimenti, scarso senso civico del valore della vita, assunzione sempre più diffusa di sostanze stupefacenti e alcolici toccano sempre più gli utenti della strada dai pedoni, ciclisti, motociclisti e chi utilizza mezzi motorizzati».

Sulle misure, si osserva: «L’introduzione del limite di velocità a 30 chilometri orari nei centri urbani comporta una riduzione media degli incidenti stradali pari al 23%, diminuzione media dei decessi del 37% e dei feriti del 38%.

In occasione del Forum della mobilità sostenibile che si è svolto a Trento il 14 maggio scorso è emerso che una persona colpita da un veicolo che viaggia a 30 km/ora si salva 9 volte su dieci , a 50 km/ora due volte su dieci.

Vale la pena riflettere anche nei centri abitati delle valli su questo aspetto?».

Ma mobilità è anche muoversi in quota sui sentieri di montagna, arrampicare, sciare.

L’impreparazione, la sottovalutazione dei rischi e delle proprie capacità, la difficile convivenza tra i camminatori e chi sui sentieri sempre più utilizza le e-bike entrano nella quotidianità per lunghi periodi dell’anno.

A coloro che sono vittime di infortuni, è fondamentale rivolgere la riflessione nei riguardi delle forze dell’ordine, i soccorritori, il disagio, le emozioni, gli stress psicologici ai quali sono sottoposti e che non si rimuovono con un colpo di spugna.

Ci sono le famiglie delle vittime, la società civile che costantemente perde affetti, tasselli importanti delle comunità che si perdono prematuramente, per sempre. Poi ci sono le pesanti ricadute economiche. Dinanzi a troppa indifferenza, disprezzo del rispetto verso il prossimo è necessaria una potente scossa morale nella società civile, riflettere seriamente sul perché di tutto ciò.

Transdolomites ha invitato all’evento polizia stradale, carabinieri, polizia locale, vigili del fuoco, Croce rossa e Croce bianca, Soccorso alpino, Aci Trento, sindaci, Comunità di valle, istituti scolastici, associazioni ciclistiche, Trentino Trasporti. Si spera che l’adesione sia massiccia.

[nella foto, la drammatica scena di un incidente sul passo Giau (Dolomiti), sei anni fa]




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