Toscana

“Ecosistemi artificiali. Interazioni tra corpi e mutazione contemporanea”. La mostra collettiva






Sessanta opere, 13 artisti e una geografia visiva in continua trasformazione. “Ecosistemi artificiali” aperta dal 30 maggio 2026 riunisce le pratiche di un gruppo eterogeneo di artisti appartenenti al progetto bolognese di nome Galleria Diffusa, realtà indipendente che sceglie il movimento, l’attraversamento e l’occupazione temporanea degli spazi come forma di ricerca e presenza.

La mostra a Rosy Boa, in via Cesalpino ad Arezzo, si sviluppa come un ambiente ibrido in cui corpi, materia e immaginario urbano entrano in tensione costante. Sculture monumentali in cartone riciclato raffigurano figure femminili nel momento della trasformazione: organismi sospesi tra anatomia umana e proliferazione vegetale, tra
vulnerabilità biologica e possibilità evolutiva. Accanto a queste, dipinti che reinterpretano, almeno in un caso, iconografie storiche della storia dell’arte sostituendo i protagonisti originari con modellini robotici, generando cortocircuiti tra memoria culturale, riproduzione seriale e identità artificiale.

Le opere grafiche e le altre sculture presenti in mostra amplificano ulteriormente questa condizione di instabilità, mettendo in scena corpi umani già attraversati da processi di ibridazione animale: figure mutanti, identità composite, anatomie che sembrano appartenere a un tempo successivo al presente. Tra street culture, denuncia sociale, fotografia manipolata, scultura e linguaggi post-urbani, Ecosistemi artificiali costruisce una riflessione che gli artisti Sabina Bullo, Sandra Bucci, Lucrezia Fontana, Guly von Holtzen, Laben, Marzio Mariani, Lisa Martignoni, Nicola Martinozzi, Chadwick Meyer, Andrea Niccolai, Alex Savelli, Sarcastic Collage, Giuseppe Suma fanno sulle trasformazioni del vivente nell’epoca contemporanea. La nozione stessa di “rinascita” viene qui riletta non come ritorno all’origine, ma come processo continuo di contaminazione, adattamento e riscrittura della forma.

La mostra si configura come un insieme di procedure aperte, in cui la nozione di rinascita viene riletta attraverso processi di trasformazione, errore e riattivazione. Le opere mettono in discussione l’idea di origine, proponendo modelli alternativi di esistenza che emergono dall’interazione tra materia, tecnologia e immaginario urbano. Attraverso pratiche eterogenee, la mostra esplora la frattura tra sistemi in crisi e soggettività in mutazione. Le opere riflettono su un presente segnato da tensioni sociali, sovraccarico informativo e instabilità strutturale, traducendo tali condizioni in forme ibride, stratificate e spesso ambigue. Le opere in mostra attivano relazioni tra corpi, infrastrutture e immaginari tecnologici, delineando scenari di coevoluzione tra umano e non-umano. In questo spazio di interdipendenza, l’arte si configura come dispositivo critico capace di leggere e riscrivere le ecologie contemporanee.

Ne emerge una mappa fluida, in cui identità e materia sono sottoposte a continui processi di trasformazione. Più che una mostra collettiva, il progetto si configura come una piattaforma di coesistenza tra pratiche differenti, accomunate dalla necessità di interrogare il rapporto tra umano, artificiale e ambiente in un presente attraversato da crisi sistemiche e nuove possibilità evolutive.

























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