Emilia Romagna

Strage di Bologna, l’ex Nar Cavallini dovrà scontare tre anni di isolamento


Gilberto Cavallini dovrà scontare tutti e tre gli anni di isolamento diurno previsti dalla condanna definitiva all’ergastolo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha annullato la decisione con cui, a gennaio, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna aveva riconosciuto all’ex Nar un anno, sei mesi e tre giorni già espiati. La Suprema Corte ha inoltre respinto il ricorso presentato dall’avvocato Gabriele Bordoni, difensore del 73enne, che sosteneva invece che Cavallini avesse già scontato interamente i tre anni di isolamento diurno previsti dalla sentenza.

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La decisione della Cassazione

La vicenda riguarda uno degli aspetti più delicati della pena accessoria inflitta all’ex esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari, condannato in via definitiva il 15 gennaio scorso per il suo ruolo nella strage che provocò 85 morti e oltre 200 feriti alla stazione di Bologna. Secondo la Corte d’Assise d’Appello del capoluogo emiliano, presieduta dal giudice Domenico Stigliano, la documentazione disponibile consentiva di riconoscere a Cavallini parte dell’isolamento già scontato durante la lunga detenzione iniziata negli anni Ottanta. Per questo motivo era stato stabilito che restasse da espiare poco più di un anno. Ora la Cassazione ribalta quel quadro: Cavallini dovrà scontare per intero i tre anni di isolamento, calcolati a partire da novembre, cioè da quando si trova detenuto nel carcere romano di Rebibbia.

La revoca della semilibertà

Al momento della condanna definitiva per la strage di Bologna, Cavallini si trovava in regime di semilibertà nel carcere di Terni. Dopo la sentenza, la Procura generale di Bologna aveva chiesto due provvedimenti: l’aumento dell’isolamento diurno da due a tre anni e la revoca della semilibertà. La Corte d’Assise d’Appello aveva accolto la richiesta relativa all’isolamento, lasciando però ai magistrati umbri la valutazione sulla semilibertà. Il 16 settembre il magistrato di Sorveglianza di Spoleto aveva disposto la revoca del beneficio, poi confermata il 6 novembre dal Tribunale di Sorveglianza di Perugia e successivamente, a marzo, dalla stessa Cassazione.

La battaglia sulla documentazione carceraria

Sempre a novembre, i giudici bolognesi avevano disposto l’acquisizione integrale degli atti relativi alla storia detentiva di Cavallini tra il 12 settembre 1983 e il 15 giugno 1995, data del primo permesso premio. La documentazione, pur ritenuta incompleta e insufficiente a ricostruire ogni passaggio della detenzione, aveva comunque portato la Corte d’Assise d’Appello a riconoscere un anno e mezzo circa di isolamento già espiato. Anche considerando i mesi trascorsi a Rebibbia dopo la revoca della semilibertà, secondo questa impostazione sarebbe rimasto poco più di un anno da scontare. La Cassazione ha invece escluso questa interpretazione.

La difesa: “Decisione vendicativa, ricorreremo a Strasburgo”

Amareggiato il legale Gabriele Bordoni, che annuncia il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. “È una decisione che cancella l’effetto rieducativo e va nell’ottica dell’applicazione vendicativa di una pena estrema”, afferma l’avvocato. Secondo la difesa, l’isolamento diurno avrebbe dovuto essere applicato già nel 1991 e non oggi, “a un detenuto già riconosciuto come rieducato e al quale era stata concessa la semilibertà”. La battaglia giudiziaria, dunque, non si chiude: dopo la Cassazione, il prossimo passaggio potrebbe essere Strasburgo.

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