Lazio

Strada facendo… nel Parco di Tor Tre Teste

Avevo intitolato il mio post su FB di oggi 5 settembre 2026:  “Strada facendo nel parco di Tor Tre Teste, fotografando il brutto e il bello” ma mia moglie, essendosi fermata solo alla copertina del post, aveva giustamente osservato: il brutto si vede ma il bello dove sta?
Io l’ho invitata a vedere anche le altre 23 foto che accompagnano la mia camminata e che ho postato anche come appunti miei di scrittura e di riflessione.

Come sono solito fare, documento con foto, le mie camminate ed in copertina oggi la foto di apertura mostra la cosiddetta “Valletta dei cani”, un tempo sgombra di alberature nella parte bassa, un tempo prato erboso e campo di divertimento calcistico dei nostri ragazzi, una quarantina di anni fa e poi regno delle sgambature dell’accresciuta popolazione dei cani.
Detta valletta, dopo aver sventata la realizzazione di un playground (opportunamente collocato, dopo una vibrata protesta popolare, nella zona di parco prospiciente via Falck) da ultimo è stata oggetto di una forestazione, non richiesta dalla popolazione, e la foto di oggi ne evidenzia lo stato attuale.

Sempre in copertina, c’è un’immagine dello stato pietoso e pericoloso della pista di atletica per la quale non è stato onorato l’impegno solenne assunto, presente il presidente del V Caliste, dall’assessore capitolino allo sport Onorato (e la cosa ci indigna).


Ecco un ammasso di panchine sostituite e ammucchiate nelle vicinanze del cosiddetto anfiteatro; un fiumiciattolo che ha preso il suo corso dalla fontanella vicino all’ex casetta di Nico, in completo abbandono (vergogna!).


Infine sempre in copertina lo stato melmoso di un laghetto, su via Tovaglieri che un tempo, con giochi d’acqua e “liquidi zampilli” (come recitava un poeta del luogo) serviva da sfondo da favola per book matrimoniali.


Per rimanere nel brutto: sono passato davanti all’impianto sportivo dell’ex Azzurra Quarticciolo dove ho constatato purtroppo l’aggravamento del degrado.


Di bello un paio di “quercus robur” con i rami che toccano terra; un ulivo trapiantato davanti all’Anfiteatro che da prova di vitalità, grazie anche all’accortezza con cui è stato trapiantato e viene curato.

Ho incoraggiato con simpatia alcuni alberelli che sono stati piantati vicino al laghetto e purtroppo la zona evidenzia una trascuratezza che speriamo sia solo estiva di una estate che richiama per altri motivi una canzone, non ricordo, di chi intitolata “Odio l’estate”


La prima (in partenza) e l’ultima foto  (in arrivo) del mio sopralluogo inquadrano il suk della stazione Metro B di Ponte Mammolo e infine l’uscita, colma di immondizia, dal parcheggio di scambio di Ponte Mammolo in via delle Messi d’Oro.

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