Sardegna

Sardegna, strage di negozi: chiuse 4.000 attività in 6 anni


 Quello che fino a ieri era un lento e silenzioso depauperamento delle strade cittadine si è trasformato in una vera e propria ecatombe economica. Tra il 2019 e il 2025 la Sardegna ha assistito all’estinzione di oltre quattromila negozi di vicinato. I dati presentati da Confesercenti Sardegna sono impietosi e tratteggiano un quadro di desertificazione commerciale che va ben oltre le peggiori stime.

Nel giro di un sessennio, le imprese attive nel commercio al dettaglio nell’Isola sono precipitate da 26.555 a 22.510. Una sforbiciata da 4.045 serrande abbassate per sempre, pari a una contrazione del 15,2%. Per comprendere la gravità del fenomeno basta confrontarlo con l’andamento nazionale: mentre l’Italia frena al 13,4%, la Sardegna accelera verso la spopolamento economico e sociale. Il conto finale da saldare per la regione ammonta a circa 607 milioni di euro di ricchezza volatilizzata.

A dettare le regole di questo sconvolgimento sono le mutate abitudini d’acquisto, schiacciate dal peso dei colossi del web. «Per 10 euro spesi nelle attività fisiche, circa 7 euro si radicano nei territori; per 10 euro spesi online, circa 7 euro si delocalizzano» rimarca senza mezzi termini Gian Battista Piana, direttore regionale dell’associazione di categoria. A pagarne le spese è anche l’occupazione: la scomparsa di 4.646 lavoratori indipendenti è stata assorbita solo in minima parte dall’aumento di 1.903 dipendenti, lasciando sul campo un saldo negativo di 2.743 occupati.

«Un negozio non è soltanto un punto di vendita, ma una vera e propria infrastruttura economica e sociale – commenta Roberto Bolognese, presidente di Confesercenti Sardegna –. Significa occupazione diffusa, presidio del territorio, sicurezza e vita nei centri abitati, specialmente nei piccoli Comuni».

Per arrestare questa emorragia, Confesercenti annuncia una mobilitazione generale fissata per il 9 e 10 settembre prossimi, per raccogliere le firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la “Rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’iniziativa punta a introdurre le cosiddette “ZES Pro” (Zone Economiche Speciali di Prossimità), un pacchetto coordinato di misure che include fiscalità di vantaggio, contributi agli affitti, supporto alla digitalizzazione locale e l’istituzione di un Fondo regionale permanente per la salvaguardia dei servizi di quartiere


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