Sardegna

Servizio 118, i volontari delle ambulanze alla Regione: “Sistema fermo al 2011, pronti a marciare su Cagliari”

Oristano

Fronte comune di ANPAS, AVIS e Misericordie dopo l’assemblea di Oristano. Chiesto un incontro alla presidente Todde: “Serve una riforma”

Pronti a marciare su Cagliari, anche con le ambulanze, per raggiungere la presidente Alessandra Todde e far sentire le ragioni del volontariato del 118. È il messaggio più netto arrivato dall’assemblea che si è tenuta a Oristano, nella sala riunioni del CSV Sardegna, dove oltre cinquanta volontari provenienti dal Sassarese, dal Cagliaritano e dal Nuorese si sono confrontati sul futuro del sistema di emergenza-urgenza.

All’incontro hanno risposto all’appello le associazioni convenzionate con AREUS, su iniziativa di ANPAS, AVIS e della rete delle Misericordie. Al centro del dibattito le criticità del servizio e le prospettive future, in un quadro definito dagli stessi organizzatori segnato da “forti incertezze normative e organizzative”.

A fare il punto è stata la presidente regionale ANPAS, Lucia Coi, seduta al tavolo dei relatori insieme al delegato regionale delle Misericordie Giovanni Mura e al referente AVIS Antonio Dettori. “Il sistema dell’emergenza-urgenza in Sardegna”, ha spiegato, “continua a non adeguarsi alla norma del Terzo Settore del 2017. Ci ritroviamo ancora a operare con una convenzione che risale al 2011, costruita in un contesto completamente diverso da quello attuale”.

Proprio su questo punto si concentra la contestazione delle associazioni. Sotto accusa la proroga della convenzione fino al 31 dicembre 2027, inserita nella legge di stabilità regionale. “Abbiamo già manifestato il nostro disappunto all’assessorato e ad AREUS”, ha aggiunto Coi, “chiedendo che la proroga sia limitata al minor tempo possibile, con l’obiettivo di arrivare in sei mesi a una nuova convenzione e, soprattutto, a un nuovo sistema che rispetti quanto previsto dal Codice del Terzo Settore”.

Una riforma che, nelle intenzioni, dovrebbe ridefinire anche i rapporti con la pubblica amministrazione e superare le attuali criticità economiche. “Il rischio”, ha sottolineato la presidente ANPAS, “è che un sistema non adeguato finisca per penalizzare le organizzazioni di volontariato e, di conseguenza, le comunità e le persone più fragili che dipendono da questo servizio”.

Dal confronto è emersa la volontà di costruire una posizione unitaria del volontariato sanitario sardo. Nei prossimi giorni sarà firmato un documento da inviare alla presidente della Regione Sardegna, con la richiesta di un incontro per affrontare le criticità e individuare soluzioni condivise.

Le associazioni rivendicano un ruolo attivo nella costruzione del nuovo modello, anche alla luce degli strumenti previsti dalla normativa, come coprogettazione e coprogrammazione. “Il nostro intento non è sospendere il servizio”, ha precisato Coi, “ma orientare e supportare la politica nella definizione di un sistema più efficace, mettendo a disposizione anche la nostra esperienza nazionale”.

Resta però alta la preoccupazione per gli effetti della nuova normativa fiscale in vigore dal 1° gennaio 2026. “Se non applicata correttamente”, ha avvertito, “rischia di far perdere alle organizzazioni la loro natura di volontariato, trasformandole di fatto in enti commerciali”.

La disponibilità al dialogo resta la prima strada. Ma la linea è già tracciata: senza risposte, la mobilitazione è pronta a partire. E questa volta potrebbe arrivare fino a Cagliari.

Sul tavolo anche il nodo delle risorse: in alcune zone dell’isola sarebbero stati sospesi i pagamenti per i primi mesi dell’anno, dopo il rifiuto delle associazioni di sottoscrivere dichiarazioni di piena conformità normativa. “Non vogliamo azioni che possano danneggiare i cittadini”, ha concluso Coi, “ma senza risorse economiche diventa difficile garantire il servizio”.

Giovedì, 23 aprile 2026

 

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