Scuola, il precariato avanza: “Il 65% dei posti resta a supplenza con solo 203 assunzioni”

Un sistema scolastico sotto-organico che si regge solo sulla disponibilità individuale dei lavoratori, a fronte di impegni burocratici e progetti extra in costante aumento. È il quadro critico che emerge dai dati sugli organici del personale Ata (Amministrativi, Tecnici e Ausiliari) di Modena e provincia per l’anno scolastico 2026/27 analizzati dalla Flc Cgil Modena e dalla Cisl Scuola.
I numeri certificano una crisi strutturale profonda: nel passaggio dal precedente anno scolastico, la pianta organica modenese perde complessivamente 38 posti, scendendo da 2.636 a 2.598 unità.
“A prima vista – spiega la Flc Cgil – le 203 immissioni in ruolo previste per il nuovo anno scolastico (contro le 166 dell’anno precedente) potrebbero sembrare un segnale positivo. La realtà dei fatti descrive però una risposta largamente insufficiente: queste assunzioni, legate quasi esclusivamente alla copertura del turn-over, riescono a coprire appena il 35% dei posti rimasti vacanti dopo la mobilità. Il restante 65% dei posti verrà assegnato a supplenza, rinunciando di fatto a una stabilizzazione del personale”.
Anche la Cisl Scuola lancia l’allarme: “A Modena saranno ben 743 i posti Ata coperti da personale precario nel prossimo anno scolastico. Di questi, 369 sono posti disponibili nell’organico di diritto – quindi strutturali – che resteranno esclusi dalle stabilizzazioni, mentre altri 374 appartengono all’organico di fatto, utilizzato per tamponare le emergenze”.
“Se centinaia di lavoratori servono ogni settembre, continuare a considerarli provvisori non è più un’emergenza: è instabilità programmata”, attacca duramente Carmelo Randazzo, leader della Cisl Scuola Emilia Centrale. “La precarietà ha un costo umano, ma anche un costo per l’efficienza. Ogni anno si costringono segreterie e istituti a ripartire da capo, ricostruendo squadre, competenze e rapporti organizzativi. Se i posti ci sono, vanno stabilizzati”.
La forbice tra la riduzione del personale e l’aumento dei progetti (comprese le complesse scadenze legate ai progetti Pnrr e le aperture prolungate degli istituti) sta portando il sistema al punto di rottura. Quando le risorse mancano – precisano i sindacati – il personale viene inevitabilmente sottratto alle sue funzioni ordinarie e vitali: la sorveglianza dei corridoi, l’accoglienza, la sicurezza durante le ore di lezione e il rispetto dei tempi amministrativi nelle segreterie.
“Di fronte a questa situazione, dai comunicati emerge una chiara linea di resistenza: il personale scolastico è chiamato a valutare con estrema attenzione il rifiuto di progetti e attività extra che richiedono la copertura Ata, qualora questi compromettano le condizioni di sicurezza e la didattica quotidiana. Non si tratta di scaricare le responsabilità, ma di rivendicare che i servizi fondamentali della scuola debbano avere la priorità assoluta. Se si tagliano gli organici, l’indicazione è netta: il personale deve avere la forza di dire di no a ciò che non può essere garantito”.
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