Sicilia

Roma, sedicenne uccide di botte la madre e chiama il 112

Ha composto il numero del 112 sul telefono e ha avvisato le forze dell’ordine: «ho aggredito mia madre». E’ arrivata così la confessione di un ragazzino romano di sedici anni appena compiuti che domenica pomeriggio ha raccontato di aver picchiato la madre, fino a ucciderla. E’ successo a Roma, nella periferia Est della Capitale, all’interno del palazzo dove la vittima, una donna di 50 anni, abitava insieme al figlio da circa tre anni. Nessuno, in questo tempo, ha mai pensato potessero esserci dei problemi tra il giovane e la mamma, anche quando è avvenuto il delitto, nel primo pomeriggio di domenica. I vicini, infatti, non avrebbero sentito urla né tantomeno richieste d’aiuto. Come se fossero stati invisibili, in un caldissimo pomeriggio di fine agosto e di fine estate. Quando gli agenti di polizia sono arrivati sul posto hanno, però, trovato il ragazzino seduto all’esterno, con la maglietta ancora sporca di sangue. Sopra, al primo piano, all’interno della propria abitazione, c’era la mamma ferita dalle botte, ma che ancora respirava. Soccorsa immediatamente, è stata portata in fin di vita al policlinico di Tor Vergata, ma è morta dopo poche ore a causa delle gravi lesioni riportate. La donna faceva diversi lavori, come la badante e la dog sitter. Mentre il padre se ne era andato da tempo.

Il ragazzino, che già in passato aveva avuto problemi psichici, è stato arrestato. Ricoverato nel reparto di psichiatria all’Umberto I, è stato portato in un centro di prima accoglienza. Secondo quanto si apprende, il giorno precedente all’aggressione il minorenne aveva già chiamato il 112. Alle forze dell’ordine aveva, infatti, raccontato che la mamma gli aveva fatto bere alcolici, ma dagli esami eseguiti in ospedale questo non risulta, non c’è stato alcun riscontro. Saranno ora le indagini a fare chiarezza su quanto accaduto e su come si sia svolta l’aggressione, mentre il ragazzino sarà ascoltato di nuovo dagli inquirenti, davanti agli psicologi. Soltanto poco più di una settimana fa le cronache avevano raccontato un altro dramma simile, avvenuto anche in quel caso in un contesto difficile, in provincia di Potenza, a Tito. A perdere la vita per mano del figlio era stata Maria Vittoria Carbone, di 57 anni, dopo una violenta discussione nata per futili motivi e poi sfociata in un’aggressione, con colpi al volto e alla testa. Così come il ragazzo di 16 anni a Roma, è stato il figlio della donna, Giampiero Santamaria, di 31 anni, a confessare quanto commesso. Il giovane, che per qualche tempo è stato seguito dai servizi sociali del comune di residenza e poi preso in carico dal Centro di salute mentale di Potenza, era aiutato principalmente dal padre poiché si trovava in una condizione di disagio psichico.


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