Robber Robber – Two Wheels Move The Soul
E’ sempre stato fiero e senza compromessi il post punk dei Robber Robber e lo è ancor di più nel nuovo album “Two Wheels Move The Soul”. C’è rabbia e un senso di rinnovata urgenza nelle chitarre, nel basso, nella batteria di Nina Cates e Zack James, Will Krulak e Carney Hemler che brano dopo brano raccontano cosa significa perdere le radici e dover comunque andare avanti.

Storie di vite in fuga, spinte al limite, quelle di un disco che trae ispirazione dalla demolizione della casa dove Cates e James avevano vissuto a lungo, dalla confusione del doversi lasciare tutto alle spalle. Rumore e elettricità, adrenalina e ritmi frammentati, sincopati e distorti come quelli di “The Sound It Made” col suo “don’t wanna get stuck like this / Climb in if you want climb fast cause it won’t stop“.
Tensione costante, in ogni (dis) accordo e melodia, nella voce di Nina Cates in “Avalanche Sound Effect”, nelle chitarre e nelle acide melodie di “New Year’s Eve”, in quelle ben più dolci di “Imprint” cinquantaquattro secondi appena ma ben strutturati, nel post punk venato di noise di “Watch For Infection” che trova armonie vellutate nel ritornello.
Agrodolci brani mid – tempo come “It’s Perfect Out Here in the Sun” crescono nel finale, “Pieces”, il singolo “Talkback” e “Enough” mantengono alta la tensione tra post punk e alt rock, sensazione che con il refrain di “Again” e in “Bullseye” (“Mistook the raising voices for pretending / Till the fists fly, bullseye, hold him down“) trova una valvola di sfogo in un disco che è una corsa contro il tempo mentre il pericolo incombe.
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