Antropoceno – No Ritmo Da Terra
Samba, metal, residui shoegaze, estetica post-rock. Il rischio è dietro l’angolo. Si può diventare troppo pacchiani, muscolari, ipercinetici, performanti. Niente di tutto questo. “No Ritmo da Terra” di Lua Viana, alias Antropoceno, è un disco che rispetta le radici e la tradizione di tutta la musica che fonde.

È un lavoro che si muove in una zona senz’altro ambigua e affascinante: quella tra rituale e disfacimento. Già dal titolo si percepisce un cortocircuito: il ritmo, simbolo di vitalità e comunità, viene negato o sottratto (“no ritmo”), mentre “da terra” richiama qualcosa di primordiale e sepolto.
Il disco costruisce un paesaggio sonoro stratificato. Non c’è mai una vera esplosione ritmica: piuttosto, un continuo tentativo di nascita del ritmo che viene subito interrotto, sabotato, deviato. Questa tensione rende l’ascolto inquieto, mai pacificato.
Le tracce funzionano più come ambienti che come canzoni. Si ha l’impressione di attraversare stanze diverse di uno stesso organismo. In primo piano c’è la tradizione, il samba, che viene corrotto e soffocato continuamente dalle componenti “moderne”, “colonialiste”, come il metal, il post-rock, lo shoegaze che rimangono però in secondo piano, perlomeno in fatto di volume. La componente vocale non guida ma si dissolve nel tessuto sonoro, diventando un ulteriore strato, un fantasma più che una presenza.
Esiste chiaramente una dimensione politica: il nome stesso del progetto richiama l’epoca dell’Antropocene, e il disco sembra restituire un mondo post-umano, o forse post-festivo, in cui la danza è diventata impossibile o inutile. Il “no ritmo” è allora un rifiuto, ma anche un lutto.
Non mi pare rilevante nominare le tracce perché si susseguono senza soluzione di continuità.
Come perfettamente descritto altrove:” le canzoni nascono dalla natura primordiale dell’Amazzonia, fatta di fauna e flora misteriose, fruscii e scrosci. Arriva poi l’intervento umano con piano e chitarre samba, glitch elettronici, vocalizzi della tradizione afro-brasiliana che degenerano in scream metal, percussioni capoeira, suoni death e black metal e chitarre post-rock. “
“No ritmo da terra” è un disco magnetico, radicale, viscerale, folle e, naturalmente, geniale.
Source link




