Rischio povertà per le famiglie europee: l’Italia tocca il 25,5% per chi ha minori a carico, la Spagna detiene il triste primato con il 29,9%

Creare una famiglia e crescere dei figli dovrebbe rappresentare un percorso sereno, accompagnato da certezze e stabilità. Eppure, le ultime statistiche ci consegnano una realtà ben diversa e decisamente più complessa. Le famiglie con minori a carico si trovano quasi sempre a fare i conti con ostacoli economici maggiori rispetto a chi vive senza questa specifica responsabilità.
I dati ufficiali e il divario europeo
Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso da Eurostat, l’istituto statistico dell’Unione Europea, nel corso del 2025 il 22,1% delle persone che vivono in nuclei familiari con figli a carico si trova a rischio di povertà o esclusione sociale. Questo tasso scende invece al 19,8% per i cittadini inseriti in famiglie prive di figli dipendenti. Si tratta di un divario che illustra in maniera inequivocabile la fatica quotidiana affrontata da chi deve sostenere i costi crescenti legati alla cura dei più piccoli. L’indicatore, conosciuto con l’acronimo europeo AROPE, misura in modo preciso proprio questa vulnerabilità economica, tenendo conto delle deprivazioni materiali e delle difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
Le nazioni dove l’infanzia è più esposta
La situazione cambia profondamente attraversando i confini del nostro continente. Il primato europeo del disagio spetta alla Spagna, dove quasi un terzo dei cittadini in queste famiglie affronta tale rischio (29,9%). Seguono a brevissima distanza la Romania (29,4%) e la Bulgaria (29,1%), territori in cui le disuguaglianze colpiscono duramente le fasce più giovani. Anche la Grecia (28,5%) e l’Italia mostrano segnali allarmanti; nel nostro Paese si registra un tasso del 25,5% per i genitori, a fronte di un più rassicurante 20,2% per chi vive senza figli.
Una condizione di forte disagio sociale vissuta in modo molto simile anche dalla Francia (23,8%), dall’Austria (23,3%) e dal Lussemburgo (22,3%). Il peso dell’inflazione e del costo della vita sembra gravare sproporzionatamente sulle spalle dei nuclei familiari più numerosi anche in Slovacchia (22,4%), in Portogallo (21,9%), in Irlanda (20,6%) e in Svezia (20,5%).
I modelli di successo e le controtendenze
Dall’altra parte della classifica troviamo realtà in cui il welfare statale e le solide politiche di sostegno sembrano proteggere efficacemente i cittadini, creando un ambiente accogliente per la genitorialità. La Slovenia si distingue chiaramente come il Paese più sicuro per madri e padri, registrando un rischio di appena il 10,4%, seguita a ruota dai virtuosi Paesi Bassi (11,7%) e da Cipro (12,2%).
Esiste inoltre un gruppo di nazioni in cui i servizi garantiti per l’infanzia creano un vero e proprio scudo contro l’indigenza. Questo peculiare fenomeno protettivo si osserva in Danimarca, che vanta un ottimo 12,6%, e si conferma vincente anche in Croazia (13,7%), Lettonia (16,4%) ed Estonia (17,0%). Lo stesso trend positivo, capace di alleggerire il carico sulle famiglie, si riscontra in Lituania (18,3%) e in Germania (20,6%).
Lo scenario nel resto del continente
Per avere una panoramica esaustiva, occorre guardare anche alle restanti nazioni coinvolte in questa importante rilevazione istituzionale. In Cechia l’indice si ferma a un rassicurante 13,3%, mentre in Finlandia si attesta al 14,5%. Poco più in alto troviamo Malta con il 16,0%, seguita a strettissimo giro dal Belgio e dalla Polonia, entrambe appaiate al 16,7%. L’Ungheria, infine, si posiziona al 18,5%. In tutti questi territori, così profondamente diversi per cultura e tessuto produttivo, i governi continuano a interrogarsi su come bilanciare l’aumento dei costi quotidiani con il diritto inalienabile a una vita familiare serena. Resta l’urgenza di sviluppare strategie strutturali e durature, capaci di tutelare il futuro delle nuove generazioni.


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