La città è di chi ama San Nicola
La Festa di San Nicola quest’anno non è solo processione e folklore, ma si trasforma in un atto di ribellione morale. Nel suo messaggio alla città, l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, traccia un confine netto e invalicabile: da una parte chi semina violenza e paura, dall’altra una comunità che ritrova nel suo Patrono il coraggio della legalità. La figura di San Nicola, “pellegrino del mare” e “uomo di carità”, non viene evocata come un mero ricordo folcloristico, ma come una “domanda viva” che scuote le coscienze dei baresi di fronte alle piaghe del presente. “San Nicola – dice il vescovo – viene ancora una volta a bussare alla coscienza della città. San Nicola non è solo memoria devota, né semplice tradizione popolare. Ci chiede se siamo ancora capaci di lasciarci scuotere dal dolore degli altri, se sappiamo riconoscere nei poveri il volto di Dio, se abbiamo il coraggio di alzarci quando il male pretende di occupare le strade, le case, i cuori”.
L’ombra della guerra e della criminalità
Il Vescovo non usa giri di parole nel descrivere i “giorni pesanti” che la comunità sta attraversando. Perché Satriano spiega che “la guerra insanguina la terra, entra nei nostri linguaggi, indurisce i sentimenti, alimenta paura, abitua alla logica della forza. Rivela il delirio di onnipotenza di chi pensa di poter disporre della vita degli altri come di una merce, dimenticando che ogni creatura appartiene al mistero santo di Dio, che è mistero d’amore”.
Satriano denuncia apertamente lo scontro tra bande per lo spaccio di droga, fatto di intimidazioni e vendette, capace di avvelenare il tessuto sociale e spegnere la speranza. “Una guerra che semina vittime, spegne la fiducia, rende più fragile la speranza”.
“L’antimafia è compito di tutti”
Il cuore del messaggio è un grido contro l’assuefazione: “Bari non può abituarsi alla violenza”. Il Vescovo sottolinea come la mafia non sia solo il colpo di pistola, ma un sistema di silenzi, favori e corruzione che isola i cittadini, “arricchisce pochi e distrugge molti, la solitudine che diventa terreno di reclutamento. Noi non vogliamo più inaugurare monumenti alla memoria di vittime innocenti”. Sebbene il lavoro di magistratura e forze dell’ordine sia fondamentale e degno di gratitudine, Satriano chiarisce che la liberazione della città non può essere delegata:
“L’antimafia è compito di tutti. È educazione, presenza, prossimità. È famiglia, scuola, Chiesa, istituzioni, associazioni, sport, cultura, impresa onesta. È una città che sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Penso ai nostri adolescenti: troppi ragazzi sono soli. Cercano appartenenza e trovano il branco; cercano stima e incontrano prepotenza; cercano futuro e vengono sedotti da guadagni facili, modelli violenti, parole aggressive. A voi, ragazze e ragazzi, mi rivolgo con affetto: non consegnate la vostra vita a chi vuole usarla; non lasciatevi rubare il cuore. Siete fatti per la libertà, per l’amicizia vera, per la bellezza e per l’amore. Bari ha bisogno dei vostri sogni puliti e del vostro coraggio, proprio come avete fatto nei giorni scorsi organizzando un presidio nella Città vecchia”.
“Bari non vi appartiene”
“San Nicola ci indica una strada mite e forte. – dice ancora Satriano – Nel suo cuore abitava il mistero di Dio, e quel mistero si è fatto amore concreto: pane spezzato per i poveri, difesa dei piccoli e coraggio davanti ai potenti. Il Santo ci ricorda che la fede, quando è vera, oltrepassa i muri delle chiese e scende per strada, fascia le ferite, denuncia l’ingiustizia, accende fraternità. Ecco perché ai criminali diciamo con fermezza: Bari non vi appartiene. Non vi appartengono i suoi vicoli, i suoi quartieri, le sue piazze, i suoi figli. Bari è di quanti amano e si identificano in San Nicola! Questa città vuole essere libera, aperta alla solidarietà, alla speranza, alla pace. Non vogliamo essere ostaggio di chi controlla con la paura, imbavaglia nel silenzio e rinchiude nella rassegnazione”.
Dalla preghiera all’impegno
La conclusione è un invito alla conversione civile. Celebrare San Nicola deve significare trasformare la preghiera in impegno concreto e la festa in un “nuovo patto educativo”. L’appello finale alla città è un’esortazione alla resilienza: Bari deve rialzarsi, non avere paura e scegliere, ancora una volta, la strada della legalità per far sbocciare una nuova primavera sociale. “Non lasciamo soli i nostri figli, i nostri ragazzi; non lasciamo soli i quartieri; non lasciamo sole le famiglie; non lasciamo soli coloro che denunciano. Non permettiamo che il male diventi normale. San Nicola ci renda inquieti davanti all’ingiustizia, liberi davanti ai poteri violenti, teneri verso i piccoli e perseveranti nel bene. Bari, non avere paura, rialzati sempre. Ascolta i tuoi figli e cammina con loro. Nel nome di San Nicola, scegli ancora il Vangelo della pace, della legalità e della speranza. Lo hai già fatto tante volte nella tua storia ed è sempre sbocciata una nuova primavera”.




