Salute

Anziani non autosufficienti, spesa pubblica in calo per oltre 4 milioni di over 65 e le famiglie pagano


I pazienti in Rsa

Tra i 24 grandi player del settore censiti dall’Osservatorio, il profilo dell’ospite RSA è sempre più complesso: età media di ingresso di 83,8 anni, permanenza media di 340 giorni e il 60% degli ospiti con disturbi cognitivi certificati o rilevati dal personale. Dati che raccontano quanto le strutture residenziali debbano oggi rispondere a bisogni sempre più articolati, richiedendo approcci professionali e organizzativi all’altezza.

Housing e tecnologia

A partire da questo scenario consolidato, il Rapporto sceglie di affiancare all’analisi del sistema italiano uno sguardo su 79 casi internazionali – selezionati tra le esperienze più mature e documentate in Europa – con l’obiettivo di identificare le leve di trasformazione che hanno permesso ad altri sistemi di rispondere in modo più efficace ai bisogni degli anziani. “Non si tratta di indicare un modello da replicare, ma di capire quali condizioni abilitano l’innovazione: normative, organizzative, culturali e di governance”, è l’osservazione. Come spiega Elisabetta Notarnicola, Coordinatrice Area di Ricerca Social Policy & Service Management del Cergas SDA Bocconi, «abbiamo scelto di esplorare non solo ciò che il sistema è oggi, ma anche le condizioni che rendono possibile il cambiamento. Le esperienze analizzate dimostrano che innovare nel settore Long Term Care è possibile: il punto di partenza non è necessariamente la disponibilità di risorse, ma la capacità di ripensare i modelli, costruire collaborazioni e mettere la persona al centro. In Italia esistono già energie e competenze per percorrere questa strada. Quello che serve ora è un contesto – normativo, organizzativo e culturale – che le sostenga e le valorizzi».

Due le traiettorie di analisi: da un lato i modelli abitativi; dall’altro l’integrazione delle tecnologie digitali. La prima riguarda i modelli abitativi per l’invecchiamento: dal senior housing con servizi integrati alle comunità multigenerazionali, dai modelli small-scale per persone con demenza agli spazi cooperativi di prossimità. Sul fronte delle tecnologie, sono state considerate soluzioni orientate alla gestione relazionale, alla salute proattiva e a servizi più flessibili e basati sui dati.

Nuovi modelli

Le evidenze del Rapporto offrono indicazioni chiare anche per il contesto italiano. I sistemi più innovativi – osservano ancora gli estensori del Rapporto – non si fondano su un semplice rapporto tra committente pubblico ed erogatore privato: si costruiscono attraverso forme di co-progettazione tra soggetti diversi, capaci di generare valore condiviso nel lungo periodo. Questo richiede lavorare su condizioni abilitanti ancora da consolidare in Italia, ma su cui si intravedono segnali incoraggianti: il crescente interesse degli operatori per soluzioni di senior housing, tecnologia assistiva e modelli di cura di prossimità testimonia una vitalità del settore che le politiche pubbliche potrebbero maggiormente sostenere. La parola-chiave è “riprogettazione” e il ripensamento dell’abitare così come l’integrazione delle tecnologie digitali rappresentano le due leve strategiche. Per Massimo Minaudo, Country Manager di Essity Italia, «il settore Long Term Care ha bisogno di innovazione reale – nei modelli di cura, nell’uso della tecnologia, nelle soluzioni abitative – e questa innovazione è possibile quando i diversi attori lavorano insieme verso obiettivi condivisi».


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