Flotilla, Israele respinge ricorso per il rilascio dei due attivisti. Cosa può succedere adesso
Nessuna revoca della proroga del fermo per i due attivisti della Flotilla fermati da Israele. Il Tribunale distrettuale di Beersheba ha respinto il ricorso presentato da una Ong per ottenere il rilascio dello spagnolo-palestinese Saif Abu Keshek e del brasiliano Thiago Avila. L’organizzazione israeliana Adalah sostiene che la decisione del tribunale sia “illegale e irragionevole” e che la sentenza non abbia “affrontato la fondamentale mancanza di autorità legale da parte dello Stato per effettuare un arresto, che è stato di fatto un rapimento, in acque internazionali”.
Secondo l’organizzazione, inoltre, “un arresto legittimo in queste circostanze richiederebbe un’estradizione formale” e poiché “non esiste alcuna autorità legale per l’arresto, ogni giorno successivo di detenzione è illegale”. Adalah sostiene anche che il tribunale di Beersheba “si è basato su prove segrete”, impedendo ai suoi avvocati di contestarle, in quanto non sono state messe a disposizione. Sia Abu Keshek che Thiago Avila, la cui madre è stato riferito sia morta nelle scorse ore, sarebbero ora in sciopero della fame e lo spagnolo-palestinese starebbe anche rifiutando l’acqua. Ma secondo il ministero degli Esteri israeliano, ed è il motivo per il quale non sarebbero stati liberati, entrambi sono affiliati alla Conferenza popolare per i palestinesi all’estero (Pcpa), un gruppo accusato da Washington di “agire clandestinamente per conto” del movimento islamista palestinese Hamas.
Per Israele, Abu Keshek è un membro di spicco della Pcpa, mentre Avila sarebbe legato al gruppo e “sospettato di attività illegali”. Il fermo è stato, quindi, confermato fino a domenica e questo impedirebbe ad Avila di partecipare al funerale di sua madre. Per questo motivo la famiglia dell’attivista e il governo brasiliano ne hanno chiesto il rilascio, anche temporaneo, che però è stato rifiutato dal tribunale israeliano. La Spagna, d’altro canto, chiede che venga liberato Abu Keshek, in quanto sostiene non vi siano prove a suo carico delle accuse mosse da Israele, che però mantiene segrete le sue carte.
“Quando la flottiglia è stata fermata al largo delle coste greche, il governo italiano immediatamente ha rappresentato l’esigenza, condannando il fermo a cui erano stati sottoposti, perché gli italiani in qualsiasi condizione devono essere tutelati, a prescindere dalle condizioni oggettive o soggettive in cui si
trova”, ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Gli italiani sono tutti rientrati a casa e gli unici fermati da Israele sono il cittadino spagnolo e quello brasiliano.
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