Prospettive delle banche centrali contrastanti, ma la Fed attua una politica accomodante

Negli ultimi tre anni le banche centrali hanno fornito un forte sostegno ai mercati finanziari, con rapidi cali dei tassi di riferimento. Tuttavia, la Banca del Giappone (BOJ) e la Reserve Bank of Australia (RBA) stanno attuando una politica restrittiva e diverse banche centrali europee potrebbero aver già raggiunto i propri tassi terminali. È importante sottolineare, tuttavia, che riteniamo che la Fed e la BOE siano ancora in fase di allentamento. La BOJ ha avviato in ritardo il proprio processo di normalizzazione della politica monetaria. Sebbene siamo rimasti sorpresi dal ritmo lento di tale normalizzazione (il tasso di riferimento è solo dello 0,75% a fronte di un tasso di inflazione core intorno al 2,0%) e nonostante gli sforzi del primo ministro Takaichi per rallentare il ritmo di inasprimento (compresa la nomina di membri accomodanti nel Comitato di politica monetaria della BOJ), prevediamo due aumenti dei tassi nei prossimi 12 mesi.
Per quanto riguarda gli altri Paesi, prevediamo variazioni minime o nulle dei tassi nell’Eurozona, in India e in Cina. Nel caso della Cina, i tassi di riferimento sono già bassi e prevediamo che il sostegno politico si concretizzi sotto forma di riduzioni dei coefficienti di riserva obbligatoria e/o di sostegno fiscale. Tuttavia, vi è un’importante eccezione a quanto sopra, ovvero la Fed, che a nostro avviso è ancora in modalità di allentamento. In primo luogo, al 3,75%, il limite superiore dell’intervallo di politica monetaria è superiore a quello che i membri del FOMC considerano il tasso normale (più vicino al 3,00%). In secondo luogo, i mercati immobiliare e del lavoro statunitensi si stanno indebolendo. In terzo luogo, il presidente Trump continua a sollecitare una riduzione dei tassi, compresa la nomina di Kevin Warsh a nuovo presidente della Fed (a partire da maggio). Riteniamo inoltre che la BOE rimanga in modalità di allentamento, con tassi superiori a quelli che consideriamo neutri.
Il sostegno fiscale è disomogeneo
Gli impulsi fiscali previsti, delineano un quadro contrastante per i prossimi due anni. Da un lato, si registra una pressione a livello mondiale per aumentare la spesa militare, mentre dall’altro vi è la necessità di un risanamento fiscale in molti paesi. Tra i paesi oggetto della nostra analisi, prevediamo che il Giappone assumerà un ruolo di primo piano. Il primo ministro Takaichi dispone ora di una maggioranza qualificata alla Camera bassa del Parlamento, il che le consentirà di attuare il rilancio fiscale auspicato. Ciò comprenderà la spesa per la difesa, il sostegno al settore tecnologico e tagli alle imposte sui consumi. Prevediamo una ripresa dell’economia nella seconda metà del 2026 e nel 2027. Sebbene la Germania stia avviando un programma simile di sostegno fiscale e la maggior parte dei paesi europei stia aumentando la spesa militare, l’impulso fiscale a livello di Eurozona è limitato, a causa del previsto risanamento in Francia, Italia e Spagna. Allo stesso modo, il governo britannico sta cercando di raggiungere i propri obiettivi di riduzione del debito, accelerando al contempo l’aumento della spesa militare. Negli Stati Uniti, sebbene il bilancio per il 2026 abbia impedito alcuni aumenti fiscali che avrebbero dovuto verificarsi, prevediamo un impulso fiscale limitato rispetto al 2025.
Rischi
Prevediamo tre rischi in relazione a quanto sopra. In primo luogo, che l’economia statunitense si riveli così solida da indurre la Fed a non ritenere necessario un allentamento monetario. In secondo luogo, che un conflitto militare prolungato in Medio Oriente determini un aumento a lungo termine dei prezzi dell’energia e dell’inflazione, inducendo le banche centrali ad adottare una politica restrittiva anziché accomodante. Infine, gli elevati livelli di debito pubblico (e i consistenti disavanzi in alcuni paesi) potrebbero determinare un aumento dei rendimenti a lungo termine, forse aggravato dai rischi politici in paesi come il Regno Unito.
*Global Head of Asset Allocation Research di Invesco
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