Emissioni CO2, stretta Ue sulla volatilità dei prezzi

Il Parlamento europeo prende posizione sulla revisione del sistema Ets2, il nuovo mercato del carbonio destinato a edifici e trasporto stradale. Dopo il primo passaggio del 15 aprile, che aveva già delineato una linea più prudente rispetto alla proposta della Commissione, l’Aula ha ora adottato il testo con 433 voti a favore, 120 contrari e 91 astensioni.
Al centro dell’intervento resta la revisione della Market Stability Reserve (Msr), il meccanismo che regola l’offerta di quote di CO2 per contenere la volatilità dei prezzi. In sostanza, il Parlamento chiede che il rilascio delle quote avvenga dopo un mese, e non due, quando il prezzo supera i 45 euro a tonnellata (ai valori 2020), con l’obiettivo di rafforzare le tutele per famiglie e consumatori.
Si tratta di una linea già emersa nel voto di metà aprile, che segnava un primo rafforzamento delle misure di contenimento del prezzo del carbonio. Ora questa impostazione viene consolidata e inserita nella posizione negoziale.
Altro nodo riguarda il tetto di prezzo. Gli eurodeputati chiedono di valutare la proroga del limite a 45 euro oltre il 2029 e di aggiornarlo ai prezzi del 2026, per riflettere meglio le condizioni economiche attuali.
Sul fronte della gestione delle quote inutilizzate, il Parlamento propone un approccio più graduale rispetto alla Commissione. Invece di una cancellazione integrale dal 2031, viene indicato un percorso progressivo: il 50% delle quote verrebbe eliminato dal 2034 e il restante entro il 2036, con una verifica intermedia sull’efficacia del meccanismo.
Per gli eurodeputati, tuttavia, la revisione tecnica della Msr non è sufficiente. Già nel passaggio di aprile era emersa la necessità di affiancare al sistema strumenti più ampi di decarbonizzazione, come interventi su efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi, per evitare che l’Ets2 si traduca in un aumento indiscriminato dei costi per le famiglie.
Tra le opzioni in discussione, anche la possibilità per gli Stati membri di esentare temporaneamente gli edifici residenziali dal sistema, a condizione di rispettare comunque gli obiettivi climatici.
Il Parlamento chiede inoltre una valutazione complessiva sia del ruolo del Social Climate Fund, lo strumento destinato a sostenere i cittadini più esposti alla povertà energetica, sia dell’impatto dell’Ets2 sul piano sociale.
Il nuovo Ets2 entrerà in vigore nel 2028, dopo un rinvio di un anno, e punta a ridurre le emissioni nei settori edifici e trasporti del 42% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.
Ma il percorso resta delicato. Con il voto dell’Aula, il Parlamento è ora pronto ad avviare il negoziato con il Consiglio. Dopo il primo segnale politico di aprile, la partita entra nella fase decisiva.
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