Rendiconto 2025, “Udine non è povera, è ferma”

“Udine, conti alla mano, non è affatto una città ‘povera’. Tutt’altro. Eppure, a sentire le parole del sindaco Alberto De Toni durante l’approvazione del Rendiconto 2025, sembrerebbe quasi di trovarsi di fronte a un ente in ristrettezza di risorse. Una narrazione che si scontra frontalmente con la realtà dei numeri: un avanzo di amministrazione che tocca i 121 milioni di euro”.
A sollevare il caso è Francesca Laudicina, capogruppo della Lega a Palazzo D’Aronco, che analizza con severità la gestione finanziaria della giunta. Il paradosso udinese è racchiuso in una formula semplice: i soldi ci sono, ma restano chiusi nel cassetto. Secondo la capogruppo, “il problema non è la disponibilità finanziaria, ma l’incapacità strutturale di trasformare le previsioni di spesa in cantieri e servizi”.
I dati citati parlano di “oltre 130 milioni di investimenti programmati, a fronte dei quali ne sarebbero stati realizzati appena 36”. “In termini percentuali, meno di un intervento su tre vede la luce nel corso dell’anno. Nel frattempo, il cosiddetto ‘salvadanaio’ contabile — quello che raccoglie le risorse destinate a opere mai partite — è raddoppiato dall’inizio del mandato dell’attuale maggioranza” spiega Laudicina.
“Mentre l’avanzo cresce e la macchina amministrativa sembra faticare a spendere quanto previsto” insiste la politica “ai cittadini vengono chiesti ulteriori sforzi economici”. Laudicina sottolinea come per il solo 2025 si registri “un aumento di 7,8 milioni di euro per l’Irpef e di 1,5 milioni per la Tari”. Un binomio che la consigliera definisce “inaccettabile”: per Laudicina siginfica “pagare di più per non ottenere di più in termini di servizi o infrastrutture”.
L’attacco si sposta poi sul piano della visione politica. Il sindaco viene accusato di “fare ricorso all’indebitamento seguendo una logica di ‘debito buono’ che rischia di gravare sulle tasche dei contribuenti in termini di interessi passivi”. “Manca capacità di programmazione e di analisi,” incalza Laudicina, sostenendo che Udine non stia vivendo una crisi di bilancio, ma una vera e propria paralisi di governo. La conclusione della capogruppo leghista è tranchant: “Udine non è povera, è ferma”.
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