presa la gang dei furti. Il pilota era un latitante da otto anni
L’intimazione dell’alt, una finta frenata per trarre in inganno gli agenti e poi l’improvvisa, violentissima accelerazione contromano in mezzo al traffico della mattina, costringendo decine di automobilisti a sterzate disperate per evitare il frontale.
È iniziato così, all’incrocio tra via Prenestina e via Longoni, un inseguimento da film che ha tenuto con il fiato sospeso il quadrante est della periferia romana.
A finire in manette, dopo una caccia all’uomo ravvicinata durata oltre tre chilometri, è stato un cittadino montenegrino di 49 anni, autista e leader di una vera e propria batteria di “topi d’appartamento” che viaggiava su un’auto carica di arnesi da scasso.
Solo dopo il fotosegnalamento è emersa la verità: l’uomo era un fantasma per la giustizia italiana, latitante dal 2017 e ricercato per scontare una condanna a quasi otto anni di galera.
I fatti sono avvenuti ieri mattina durante i pattugliamenti di routine del territorio. Una pattuglia dell’Unità Spe (Sicurezza Pubblica Emergenziale) della Polizia Locale di Roma Capitale ha notato una Mercedes Classe B con cinque passeggeri a bordo che sfrecciava a forte velocità verso il centro città.
Quando i caschi bianchi hanno alzato la paletta per il controllo, il conducente ha finto di accostare per poi dare inizio alla folle corsa.
Lo schianto a Tor Tre Teste e la caccia all’uomo
La fuga disperata della Mercedes è proseguita tra sorpassi azzardati e sirene spiegate fino a via Molfetta, proprio a ridosso dell’ingresso del parco di Tor Tre Teste.
Sentendosi braccati e impossibilitati a proseguire in auto, i cinque occupanti hanno inchiodato in mezzo alla strada, abbandonando l’abitacolo per disperdersi a piedi tra la vegetazione dell’area verde.
Gli agenti dello Spe non hanno mollato la presa e si sono lanciati all’inseguimento dei fuggitivi all’interno del parco.
La corsa è terminata nei pressi di via delle Lobelie, dove i vigili urbani sono riusciti a placcare e ammanettare due dei cinque malviventi mentre tentavano disperatamente di scavalcare il muro di recinzione di una villa privata, ingaggiando una violenta colluttazione con il personale in divisa.
Gli altri tre complici sono invece riusciti a far perdere le proprie tracce scavalcando i cortili vicini; le indagini e i rilievi scientifici sono tuttora in corso per dare un nome e un volto ai fuggitivi.
Nel bagagliaio il kit completo per i colpi in villa
La perquisizione immediata della Mercedes ha confermato i sospetti degli investigatori sulla natura della banda. All’interno della vettura è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale per i furti notturni, immediatamente posto sotto sequestro:
Abbigliamento da travisamento: passamontagna in tessuto, una calza di nylon scuro e guanti da lavoro pesanti per non lasciare impronte digitali;
Strumenti per lo scasso: un kit completo di grimaldelli, piedi di porco, torce al led ad alta precisione, chiavi inglesi di varie misure e decine di fascette in plastica utilizzate solitamente per bloccare gli infissi o immobilizzare gli ostacoli;
Denaro contante: diverse mazzette di banconote, ritenute il provento di colpi messi a segno nella stessa mattinata.
Tradito dalle impronte: deve scontare 8 anni di carcere
I controlli incrociati nelle banche dati delle forze dell’ordine hanno svelato la caratura criminale del conducente della Mercedes.
Il 49enne montenegrino, oltre a guidare una vettura completamente priva di assicurazione e senza aver mai conseguito la patente di guida, era destinatario di due distinti ordini di carcerazione emessi dalla Procura della Repubblica di Roma per furto aggravato e reati contro il patrimonio.
Questa mattina, presso le aule di piazzale Clodio, il Tribunale ha convalidato l’arresto per direttissima: l’uomo è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli dove sconterà il suo residuo di pena di 7 anni e 11 mesi di reclusione, ai quali si aggiungeranno i nuovi reati di resistenza a pubblico ufficiale e possesso di arnesi atti allo scasso.
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